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Nerooogle... rabbuiatevi

Diego Roma Filed Under:
Cerchiamo come... risparmiare energia.



Un'idea che m'intriga, e che sono sicuro intirgherà i pochi ma ottimi sbirciatori di questo blog. Non c'entra niente con la musica, è qualcosa che vi sarà passato sotto gli occhi su Repubblica. Nerooogle, un progetto italiano di risparmio energetico al pc che consiste nel mettere come pagina iniziale del browser una schermata nera che corrisponde alla homepage di Google ma è indipendente da Google. Non sto a menarvela troppo. Tutte le info le trovate qui. Facile facile, di grande impatto sul consumo di energia (abbasso gli scettici), indipendente da Google e tutto italiano. Mi piace come mi piace Ggoal, un motore di ricerca realizzato in Italia che si alimenta con i contributi degli utenti. ne avevo parlato qui. Sono cose belle in un Italia che arranca arranca arr...

Rabbuiatevi, ogni tanto fa bene alla salute ;)




Baby Dee, Safe Inside The Day

Diego Roma Filed Under:
Burlesco, ironico, commovente, mutante.
Il disco e il suo autore.


Baby Dee - Safe Inside The Day

Se avete una certa dimestichezza con le poesie in musica di Antony & The Johnsons non farete alcuna fatica a gustare l'eclettismo di questo Safe Inside The Day, nuovo album di Baby Dee uscito per la Drag City. Suonatore d'arpa e polistrumentista di Cleveland, Ohio, amante delle scenografie barocche con un pizzico di noir, ma soprattutto elegante interprete di una tradizione orchestrale che passa per lo swing, il jazz, la classica ma che è molto, molto pop.

Commuovetevi dunuque, poi ridete, tornate seri, scompisciatevi e poi smorzate in un sorriso insinuante. Indiscusse doti canore, come l'Antony con cui Baby Dee ha collaborato e con cui condivide più di un punto di vista. Ma in Safe Inside The Day si ascolta un materiale meno distillato, schizofrenico, legato a doppio filo alla tradizione americana, ricco di strumenti e non di rado dissonante. Oserei dire sapientemente sfrontato.

Il 30 marzo è al Circolo degli Artisti. Buon ascolto.

FONTI:
Myspace
Sito Ufficiale
Drag City


The Most Serene Republic, Girls in Hawaii, Get Well Soon

Diego Roma Filed Under:
Una giornata in giro con me (fortuna eh?)

Poco, pochissimo tempo, rubato a tutto il resto. Cosa sto ascoltando in questi giorni? Dipende.

The Most Serene Republic



Sul bus che mi porta al lavoro e dove salgono frotte di studenti scatenati mi affido a questi The Most Serene Republic, che rispecchiano perfettamente l'armonia del caos tipica delle turbe adolescenziali. Dimenticate i quattro quarti, aprite le orecchie e fate entrare questa fantasia orchestrale della repubblica musicale più serena del mondo.
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Girls in Hawaii

Girls in Hawaii
Nel pomeriggio, quando la forza sembra abbandonare le membra eppure si avverte una piccola riserva della volontà direi di avviare i Girls in Hawaii usciti or ora con il nuovo PLAN YOUR ESCAPE. Una vera meraviglia di pop sbilenco ed emozionante made in Belgio. Pazzesca creatività a due passi dall'Italia eppure scoperta sempre troppo tardi. Sono in concerto il 1 marzo comunque, per chi ne rimanesse folgorato, o anche no.
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Get Well Soon

La sera invece, momento di ripudio della Tv ritrovo me stesso con la verve di una voce per me nuova. Difficile da descrivere di fretta. Sto parlando di Get Well Soon. Posto DUE videoclip (dopo il primo è scattata la caccia) e faccio prima.








Con sommo dispiacere non posso soffermarmi oltre e dissertare sui sopraccitati. Spero tuttavia di aver indicato la giusta via per approfondire un mondo che seppure raccontato poco arricchisce la vita di noialtri adulti con spirito di bambini.

FONTI
Per le fonti, poco tempo per indicarle ma sulla colonna di dx se scendete sotto le icone dei dischi trovate la lista di tutto quello che leggo in materia e dunque le fonti. Il resto sono voci che girano tra gli amici, quindi anche tra voi.



Thao Nguyen, Laura Marling, Basia Bulat °°°°°° Il folk suonato dalle donne

Diego Roma Filed Under:
C'è chi dice che il futuro del mondo sarà tutto
al femminile. Quello della musica sembra lo sia già.


Tre voci femminili, tre universi diversi, ma tutte capaci di dare un tocco di originalità alle proprie composizioni. Impossibile parlare di generi musicali, ma una cosa è certa. Le donne il folk lo conoscono bene.

Thao Nguyen


La prima novità porta il nome Thao Nguyen, è una giovane promessa dell'indie pop di stanza a Washington. Riesce a costruire delle canzoni vive e intrise di melodie spumeggianti, che strizzano l'occhio al folk come al rag, sulla scia della migliore Ani di Franco. Americana dalle evidenti origini asiatiche, il suo approccio è rock ma riesce a dare una caratteristica diversa ad ogni canzone, con ritmi che a volte sono frenetici, altre sincopati, altre ancora delicati e sinuosi. Si sentono le influenze orientali, ma anche la scuola folk americana. Tutto fuso, tutto amalgamato, impossibile parlare di genere. Che sia accompagnata da un gruppo, come nel caso dei The Get Down stay Down, o che si esprima solo con la sua chitarra, Thao Nguyen sembra trovarsi perfettamente a suo agio con il blues, il country, il fingerpicking e il pop moderno. La sua musica è leggera e intrigante.
Il suo Myspace offre una forbita collezione di canzoni e del materiale video. Notevole a mio avviso la bellissima Feet Asleep. Impossibile farsi scappare questa giovane affascinante artista.

Sito ufficiale
Video Blog
Myspace


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Laura Marling


Ha soli 18 anni questa biondissima folksinger, e arriva dal Regno Unito. E' Laura Marling, figura già nota in inghilterra e presente su diversi blog, ma che in Italia non lascia traccia. Sonorità ben più grezze, quelle della cantante inglese, che spesso si affida esclusivamente alle sei corde e alla sua voce nitida per cantare di fantasmi e notti di terrore. Il suo Myspace è veramente avaro, solo due canzoni, ma Night Terror (per l'appunto) è una canzone meravigliosa, con delle bellissime trame di archi che si incontrano e si scontrano. La Marling è per gli amanti di quel cantautorato puro che se la cava anche con poco, spaziando tra strumentazione e unplugged. Internet offre comunque strade alternative per ascoltarla. Oltre al file sharing (ma compratela, compratela) sul sito ufficiale c'è la possibilità di sentire l'ultimo singolo "Ghosts" con iTunes e di accedere alle diverse piattaforme (You Tube, Myspace), tra cui la britannica Later, di cui postiamo interamente il video.

Find out more at bbc.co.uk/later


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Basia Bulat

Dal freddo Canada invece arriva Basia Bulat, un'altra cantautrice uscita per i tipi della Rough Trade. Molto più che delle gradevoli ballate. Sentimento e dichiarazioni d'amore armata dell'inseparabile Autoharp (una sorta di piccola arpa elettrica), con Oh My Darling è netta la grande capacità di costruire melodie orecchiabili anche qui dalla vena malinconica (bellissime Little Waltz e Snake and Ladders, disponibili su Myspace). Archi pizzicati e aperture orchestrali, arpeggi cristallini e belle pennate alla chitarra, ritmiche sempre azzeccate (sarà che alle percussioni c'è uno che fa Bulat di cognome), anche quando si tratta solo di un battito di mani. Ma gli strumenti sono davvero tanti: ukelele, flauti, violoncelli e violini, e accanto alla voce di Basia cori e controcori. La voce della Bulat mescola un pò le carte tra le reminscenze del passato e l'approccio acustico di certo nuovo pop. La copertina del disco cartonato la vede simpatica e semplice, con un grosso cappellone in testa. All'interno del digipack una foto di automobili sotterrate dalla neve di Montreal. Ma le canzoni di Basia Bulat riescono a scaldare. Bisogna saperla ascoltare, il Canada non delude mai. Basti pensare che gli studi di registrazione sono quelli resi famosi dagli Arcade Fire e da Silver Mt Zion.

Sito ufficale
Myspace
Rough Trade

"Once", un musical indie targato Irlanda

Diego Roma Filed Under:
Glen Hansard, frontman dei The Frames, e la pianista Marketa Irglova protagonisti di una love story, con una soundtrack folgorante.


Il Natale è passato e io non sono stato più buono. Ora che tutto è finito e siamo rinsaviti, è il momento di tornare alle faccende di tutti i giorni, le nostre sacrosante faccende di tutti i giorni. Il sito I'm guess I'm floating (link a fine post) ci segnala una vera chicca cinematografica, che io vorrei consideraste il mio regalo di Natale per voi, chiedendo poi a voi di regalarlo ad altri per fare tutti un'ottima figura.

E'un film irlandese, titolo "Once", è diretto da John Carney, ex bassista della band The Frames (che io ascolto per la prima volta con molto gusto e di cui parleremo a parte), e interpretato da Glen Hansard, attuale frontman.

La storia è ambientata a Dublino, un musicista di strada (Hansard) incontra una ragazza ceca (la pianista Marketa Irglova, che suona con lui nei The Swell Season), e se ne innamora. Una love story qualunque. Se non fosse per queste canzoni contenute nella soundtrack, di una bellezza inaspettata. Vi propongo il traliler qui di seguito. Assaporatelo per bene, ascoltate le canzoni, fate un giro nei siti convergenti e tra le fonti, non abbiate fretta, mi direte in seguito se vi è piaciuto il mio regalo, e anche se ai vostri amici è piaciuto il vostro.




"Once" ha avuto la nomination al 50° Grammy Awards nella categoria "Best Compilation Soundtrack Album For Motion Picture, Television Or Other Visual Media".

FONTI:
I'm guess I'm floating
Sito Ufficiale
You Tube
Myspace - Once
Myspace - The Frames
Myspace - The Swell Season
Grammy Awards Website

Mason Porter, un incontro casuale in un saloon della Pennsylvania

Diego Roma Filed Under:
Joe d'Amico e compagni e il loro amore per le radici, a colpi di slide guitar e ballate blues


Torni indietro nel tempo e nello spazio, entri in un saloon e trovi a suonare i Mason Porter,un gruppo di amici della Pennsylvania che propongono le radici, quelle più genuine, del bluegrass americano. Comprensibile che chi legga resti sempre disorientato da queste proposte musicali tendenti alla tradizione americana. Ma i Mason Porter mi hanno semplicemente aggiunto come loro amici sul mio Myspace, e dunque mi hanno incuriosito e non a torto.

Muniti di chitarra, mandolino, contrabbasso e qualche percussione, rivitalizzano il folk-roots con una buona dose di ironia e la predilizione per il live. Non a caso le canzoni disponibili su Myspace sono quasi tutti estratti di concerti, e quando non lo sono lo sembrano, tutte registrate al MilkBoy Coffee in Ardmore, PA. In un saloon, appunto.

Quattro giovani americani capitanati da Joe d'Amico (questi cognomi italiani ricorrono e vorranno pur dire qualcosa), un cantante strumentista che porta avanti anche progetti solisti e che, in contrasto con l'atmosfera traditional delle musiche, possiede un sito personale molto raffinato, su cui sono disponibili le sue ballate semplici e malinconiche ma anche di quel grezzo suonare la propria storia senza troppi complimenti. Quindi navigate nel sito tra le mongolfiere che salgono e scendono dallo schermo mentre chitarre, mandolini e la voce di Joe fanno da sottofondo. E' una musica di compagnia che in questi giorni di festa si può anche mettere a volume basso mentre si discute con parenti e amici tra un torrone e un fico secco.

I Mason Porter comunque per Natale hanno regalato questo video molto divertente che vede un improbabile rissa da saloon tutta al femminile, combattuta nientemeno che a mosse di Kung Fu. In questo modo niente affatto banale ci augurano buone feste, e io le auguro ancora una volta a voi.


Ah... una curiosità: ve la ricordate Sliver, dei Nirvana? Beh, i Mason Porter rifanno anche quella. Provare per credere!



FONTI:
Myspace
Youtube
Joe d'Amico Website

Diego Roma Filed Under:

A natale... batti il diavolo!

Da New York l'ispirazione lo-fi per augurare a tutti feste da trascorrere con dignità


Nell'augurarvi un buon natale, nella migliore tradizione indie, non vi consento di sfuggire a questo sound. Dobbiamo ricordare sempre di indagare le minoranze, siano esse etniche, sociali, linguistiche o, appunto, musicali, come questi Beat The Devil che a me piacciono tanto.

Diego Roma Filed Under:

La scena musicale di Boston in tre e quattr'otto


Come ammansire pochi esigenti lettori per qualche giorno e organizzare il lavoro...

Che problema può avere uno che sceglie di scrivere un blog in cui si parla solo di musica? Nessuno, tranne il fatto di avere una lista di 60 segnalazioni da fare e solo la notte per scriverne una. Allora la soluzione sarebbe scrivere un post che ne contenga almeno un paio. E che abbiano in comune qualcosa. E allora eccole. Minimo comune multiplo: Boston.

broken river prophet Per questi Broken River Prophet mi sono sbattuto a destra e a manca e non sono riuscito a trovare quasi nulla. Il loro sito riporta stralci di recensioni su questo collettivo guidato da Adam Brilla, a cui pare partecipa chiunque abbia voglia di suonare. Niente etichetta di registrazione, i componenti aumentano se si prova a leggere troppo, le recensioni più vecchie datano 2003, ma credo che la storia sia più complessa e laboriosa. Qualche leggenda si può trovare su myspace, altro sul sito ufficiale e chi ha voglia può guardare su Band In Boston, da dove io ho estrapolato lo streaming che vi permetterà di ascoltare circa mezz'ora di pura e meravigliosa follia.

elridge rodriguez Eldridge Rodriguez, aka E.A., è il fondatore di una band chiamata The Beatings ma ora esce con un suo progetto This Conspiracy Against Us (Midriff Records, 2007). Ascolterete una serie di ballate grezze e alcoliche che cospirano contro il pop politically correct. Melodie rigorosamente lo-fi, voce matura, approccio acustico. Per gli amanti del fatto in casa. Potete trovare qualcosa qui e qui.

viva viva E ancora. Si chiamano Viva Viva, suonano melodie semplici con chitarre che a volte si perdono in arpeggi al ritmo rockeggiante della batteria, insozzano il suono di polvere e poi lo ripulscono come per magia e ti fanno perdere il senso degli spazi. Sembrano i Vetiver, poi i Sixteen Horsepower, poi non so che altro. Musica divertimento e malinconia sbarazzina, ma anche country blues ipnotico. Anche questi suonano molto lo-fi, ma hanno come dire un senso della musica semplice, all'americana, folk dolce e grezzo a un tempo: da viaggio. Qualcosa nello streaming di Band In Boston ma anche su Myspace. Di più è veramente difficile sapere. A descrivere le sensazioni sarete voi.

Così abbiamo sfiorato la scena di Boston, ma io non ho risolto con la mole di gruppi che vi vorrei far ascoltare. Chi mi aiuta? Se avete una stilografica pronta fatemi sapere che vi faccio avere un po' di musica da ascoltare. E di recensioni da scrivere. A firma vostra.


FONTI:
Band in Boston è una sorta di Web Radio in cui potete ascoltare le registrazioni in podcast. Se cliccate sul link li trovate tutti e anche di più. Le altre fonti sono quelle citate durante l'articolo. Per le foto, come fan tutti.

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The Twilight Sad. I turbamenti del giovane Ghram

Diego Roma Filed Under:

In Italia non convincono, ma abbiamo all'estero chi li sviscera per benino. Intanto i vetri della finestra tremano, ma non a buffo



La Fat Cat Records li ha beccati al volo perché hanno un suono genuino, ma non se ne dice granché bene in giro tra i siti italiani. I duri e puri dell'indie tricolore lamentano il già sentito, l'abuso di showgaze, l'imitazione pedissequa dei più illustri predecessori. Eppure eppure James Graham e compagni, in arte The Twilight Sad, qualche cosa da dire ce l'hanno. Io che ho comprato Fourteen Autumns & Fifteen Winters a occhi chiusi, dopo un discreto ascolto su Myspace, ho pensato subito che, per essere un esordio, il loro disco appare molto curato: voci, cori, fisarmoniche, elettronica e chitarre a muro portano la migliore tradizione indie di Glasgow negli altoparlanti delle nuove generazioni, quando ormai gli Arab Strap non esistono più e i Mogwai sono così maestosi da musicare le immagini del bellissimo movie dedicato A Zinédine Zidane.

Ci sono tutte le inquietudini delle malinconie scozzesi nei Twilight Sad, ma sono focalizzate in quei quattordici autunni e quindici inverni che rappresentano l'età difficile dell'adolescenza. E' questo il tema dominante del disco, e a questo a mio avviso mirano i suoni densi e vischiosi che coprono l'udito come ronzii. D'altronde basta guardare la copertina del disco per farsi un'idea.

Ma torniamo ai fatti. Il sito forse più riconosciuto di musica indie a livello internazionale, Pitchfork Media, ne parla così:

[...] La prima volta che senti i Twilight Sad, avverti subito il suono familiare. Viene in mente Aiden Moffett degli Arab Strap [...], viene in mente lo Shoegaze [...], vengono in mente gli U2 [...]
Detto questo, i Twilight Sad stanno spingendo questi elementi familiari in alcune impreviste ed emozionanti direzioni. [...]


Per parte mia questo cd, al quinto giorno di ascolto, presenta quattro musicisti freschi, giovani, genuini, incazzati e scozzesi fino all'osso, capaci di far tremare i vetri della finestra senza rilasciare solo rumore. Ma per favore ditemi la vostra. Vi giuro mi interessa, non è un abbocco...

FONTI:
Myspace
FatCatRecords
Pitchfork Media
Storia della musica
Indie For Bunnies

iLiKETRAiNS. Chi dà melodia all'apocalisse?

Diego Roma Filed Under:

Cinque ragazzi di Leeds aggiungono Godspeed you Black Emperor! alle lamentazioni di Nick Cave. Prendete un giorno di pioggia...



Prendete un giorno di pioggia dirotta e incollatelo sul layout dei vostri pensieri. Fotoshoppate il cielo a notte e montate una finestrella jpg su una stradina di paese, appena appena illuminata dai lampioni comunali. Rubate qualche palazzina da Google e mettetela qua e la. E che quelle tapparelle semichiuse esprimano bene, mi raccomando, il calore casalingo che vi sta davanti. Infine pescate nella cartella "Immagini" dei vostri ricordi e cercate quando è stata l'ultima volta che avete palpitato per una poesia.

Ecco, adesso siete pronti per ascoltare Elegies To Lessons Learnt (Beggars Banquet Records), questo disco fatto di un vorticoso e lacerante e gotico post rock per mano di cinque ragazzi di Leeds, gli iLiKETRAiNS.

Ne dovevo scrivere tempo fa, probabilmente subito dopo aver visto il concerto al Traffic di Roma, ma non ho potuto. Li stavo ascoltando. E vi basti l'incipit con cui ho aperto per conoscere non solo il panorama di casa mia come lo vedo io dopo 12 ore di computer, ma anche che quella degli iLiKETRAiNS è una musica visonaria, narrativa, che declama in modo possente di peccati, cadute, ideali disfatti, ma lo fa in un modo netto e conferendo al tutto bellissime melodie.

Si parte da un nonnulla, ipotizzando una ballata notturna cantata al modo di Nick Cave: si parte piano ma si sente l'aria carica preparata dalle chitarre, l'umore gonfio, la grancassa che quasi spazientisce, le ninne nanne che diventano presagi, fino a quando il crescendo esplode in un fragore apocalittico che dilania definitivamente la nostra attesa. E allora si aprono paesaggi, squarci, frammenti, lampi, ricordi, vere e proprie visioni post-romantiche.

Le Elegies to Lessons Learnt sono come le volevano i greci, lamentazioni funebri, cantate da una voce ruvida e giovane, elevate alla massima potenza dalla sinfonia di trombe, chitarre, tastiere, percussioni, tutto insieme a spalancare atmosfere accostabili solo ai Godspeed You Black Emperor!

La garanzia che posso dare io è il live. Disco o palcoscenico, questi bravi ragazzi di Leeds, che a vederli sembravano usciti dal college (dopo un festino, s'intende), sono musicisti veri.
E sanno quello che vogliono.

FONTI:
Myspace
Beggars Banquet Records
Concerto al traffic (di cui non ho documenti ma ho questo)
Veduta dalla finestra di casa mia (non ci sono i tombini figuriamoci i link)