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Conoscete i Tunng? Good Arrows

Diego Roma Filed Under:
Caldo sì, ma canticchiando

Devo dire che d'estate una cosetta come questa non è affatto male. Io li ho visti però in un martedì di inverno al Circolo. Mi ricordo ancora che iniziò a mezzanotte e finì alle 2.00, ero a Terracina alle 4 e la mattina alle 6.30 ero di nuovo fuori casa per prendere il bus e andare a lavoro. Direte voi: che c'entra? C'entra, perché mentre facevo lezione con due ore di sonno invece di sbadigliare canticchiavoi Tunng.Sono sei, sono inglesi, fanno un folk elettronico con campionatore, percussioni, chitarre, giochi per bambini e tamburelli. Freakettoni del post-fordismo. Roba veramente nuova, che mescola melodie e decostruzionismi vari per colorare (e guardate la copertina) il loro mondo e anche il nostro. Caldo sì, ma almeno canticchiando.

FONTI
Mio disco
Sito Ufficiale
Myspace
Live a notte fonda

The New Year, il nuovo album a settembre

Diego Roma Filed Under:
The end's not near


Stoppate la radio. Questa è' una notizia di non poco conto per le persone con cui ho condiviso nel tempo momenti e gusti musicali.

Dopo l'ultimo, meraviglioso The End is Near (2004) - che era succeduto al bellissimo Newness Ends (l'ossessione della fine, appunto) - annunciano l'uscita del nuovo album per il prossimo settembre. E lo fanno postando un video della canzone che apre quel lavoro, The end's not near (va a capire...), mai visto prima. E' qui che io cascai nel 2004: in questo soffice, melanconico e liturgico brano in cui le chitarre sembrano violini e tutto il mondo sembra dirigersi verso una plumbea, dolce, melodica catastrofe.



Band misconosciuta nata dalle ceneri di Bedhead (ancora più sconosciuti), capitanata dai fratelli Matt & Bubba Kadane, entrambi chitarristi (e qui di chitarre se ne sentono, ma in un modo molto particolare), uno di loro insegnante di storia e letteratura moderna, mostri sacri nel mio piccolo olimpo rock.

Avari più che mai di apparizioni e di videoclip, alcuni loro vecchi lavori con Bedhead sono ormai introvabili. Quanto di meglio abbia fatto in tutte le epoche il (post) rock. Di sempre.

Non voglio lasciarmi andare troppo ai soggettivismi, altrimenti strabordo, ma The New Year è veramente un linguaggio nuovo, una grammatica soffice e sofisticata, che cresce come una marea, stride e commuove come la nostra anima: è filosofia della musica.

Tutte le informazioni qui e qui

Prego, non sottovalutare.

Buon ascolto.



Kevin House :: A World of Beauty

Diego Roma Filed Under:
Storie senza parole


Questo album avrebbe certamente trovato spazio nella soundtrack del film Into The Wild. Visionario, delicato e poeticamente naturalistico, archivio di fiumi, pietre, nostalgie e suoni che giungono dal più profondo rapporto dell'uomo con le cose del mondo e dell'uomo con se stesso.

Non un eruzione di zampillanti meteore, ma un germogliare idilliaco di melodie sommesse, di piccole grandi liriche aggrappate all'anima, di pitture, ecco, che si rappresentano coi colori primari e con l'intuito della passione.

Kevin House ha una storia da vero trovatore giramondo. Nato in Inghilterra e trapiantato in Canada, inizialmente squattrinato come un personaggio di John Fante, viaggia e si dedica alla sua attività principale, la pittura, vendendo per le strade di New York le sue tele arrotolate. Non sa ancora che lo aspettano gli acuti osservatori dei giornali canadesi (National Post, Bark Magazine, Elle Canada).


Dipinge animali, pugili, caricature di vita vissuta, ritratti (a modo suo) di artisti e personaggi e altre categorie della realtà difficilmente classificabili. Sono storie senza parole, come da titolo di una sua canzone. Visionario, fantasioso, dissonante e con un grande gusto per il dettaglio, mantiene queste caratteristiche anche nella sua musica.

Dopo l'album di debutto "Gutter Pastoral" (2004) esce nel 2007 il delizioso "A World of Beauty" in cui si dipingono (pardon, si suonano) le sue Myricae, con la grazia disarmante di un Nick Drake e l'intimismo di quei perdenti destinati a grandi cose.

Io mi sono infatti perduto nelle sue canzoni, difficilmente un compositore che sceglie di giocare al ribasso riesce ad emozionare tanto. Dedicate un minuto alla Title Track "A World of Beauty", o alla meravigliosamente stonata "Stories without words" (le starete già ascoltando immagino), poi valuterete se stazionare sul suo Myspace oppure se passare oltre.

FONTI:
Myspace (info e ascolti)
Sito Ufficiale (info e foto)
CBC Radio 3 (ascolti e web radio)

Pas Chic Chic: Au Contraire

Diego Roma Filed Under:
Pop francofono da Montreal

Pas Chic ChicCi piacciono le cose strane, le cose nuove, le cose mescolate e indefinibili perché tale è l'epoca in cui viviamo. Signore e signori, ecco a voi Pas Chic Chic.



Qualche notizia ora ci vuole.

Pas Chic Chic è una band del Canada francofono, nascono nel 2005 ma solo nel 2006 realizzano un 7 pollici a tiratura limitata. Quest'anno debuttano con l'album Au Contraire, una sorta di gioiello pop... al contrario, cantato in francese, destrutturato come un collage e, per quello che è dato sentire, fatto con maestria. Ma facciamo una sosta:



Singolare no? E forse non proprio facile al primo ascolto. Francesismi sonori, atmosfere '80, organi e tastiere dalla vena psichedelica, piccole délicatesse d'oltralpe innestate sul grande fenomeno musicale made in Canada.

A spiegare, ma solo in parte, l'effetto straniante di Au Contraire, può essere di aiuto la genealogia della band. Roger Tellier-Craig scrive i testi e suona la chitarra, proviene dalla famiglia Godspeed You Black Emperor! ed ha alle spalle un certo sottobosco sperimentale (Fly Pan Am, Set Fire To Flames, Et Sans). Radwan Moumneh (altra chitarra), sta nella squadra dello studio di registrazione Hotel 2 Tango, che in questi anni ha ospitato album per Wolf Parade, The Dears, Arcade Fire, Basia Bulat e altri. Ha suonato nei Cursed e anche lui è passato per l'erma cangiante dei Godspeed, nella veste A Silver Mt. Zion.


Il batterista Eric Fillion è un insegnante di storia che non ha disdegnato esperienze musicali (Cobra Noir, The Black Hand, and IRE). Pedegree simile per il bassista. voce fuori dal coro, ma nemmeno tanto, Marie-Douce, presenza femminile che conferma il boom candadese in questo senso. Ha scritto le canzoni con Roger Tellier, suona la Farfisa, il Maxi-Korg e il Mellotron (sono varianti della tastiera) e oltre a curare una fanzine, Amazine, si occupa del suo locale Casa del Popolo (nome italiano!) di Montreal, dove organizza serate musicali.


Curiosità: sul sito del locale usano molto italiano, e hanno un calendario fittissimo di concerti. Se dovessimo capitare un giorno a Montreal, sappiamo dove andare.

FONTI:
Sito Ufficiale (anche le foto)
YouTube
Myspace
Semprini Records (etichetta)
Casa del Popolo (Montreal)


The Gray Race: Give It Love

Diego Roma Filed Under:
Se la musica bussa alla tua porta...


Eccoli, mi hanno bussato mentre legiucchiavo un libro già letto, tra la noia e la stanchezza di una sera "correct", anche troppo. Hanno fatto come facevano i personaggi con Pirandello: "la prego signore, ci dia udienza...". Ma in questo caso io non sono Pirandello, e loro sono tre americani di Brooklyn (NY) sotto il nome The Gray Race.

Io me li ascolto bene bene, e mi spiegano tutta la loro raffinatezza un tantino decadente, che strizza l'occhio a certe atmosfere crepuscolari ma niente affatto dimesse. Mi fanno così ascoltare le loro quattro canzoni tratte dall' LP di debutto, Give it Love, molto semplici e raffinate, di una solare malinconia che è tra le cose che predilig(iam)o. C'è chi avverte somiglianze con i primi Cure e con Rufus Wainwright, io appoggio e ci sento anche molta tradizione americana in sottofondo, le radici folk-blues. Se è per questo sanno mentire molto bene questi The Gray Race, perhé è tutto dissimulato sotto una legerezza pop che mi sa molto di novità. Comunque il giudizio ai posteri. E a voi, naturalmente.

Buon ascolto e buona visione.



FONTI:
Sito Ufficiale
I guess i'm floating (Foto e dritta)
Myspace

You Tube


Firewater - The Golden Hour

Diego Roma Filed Under:
Treno treno, portami via...


Mi ritrovo a correre dietro vagoni musicali, proprio sulla pensilina, e ogni volta mi sfrecciano davanti, mai che riesca a salire in tempo su uno di essi, a prenderlo in tempo insomma. Un trainspotting, il mio, che ha la pretesa di non essere del tutto inconcludente.

Proprio ieri passava questo treno chiamato Firewater. Un treno merci, grezzo, rumoroso, nostalgico come sa essere solo un vero treno. Questa locomotiva gira dal 1996 per il mondo senza fermarsi, caricando qua e là generi musicali i più disparati. Si ferma di tanto in tanto, preferibilmente in oriente magari, e poi riparte con il suo suono ferroso e i suoi singulti di gigante malinconico, stanco delle beghe d'occidente. Partirei con questa video intervista che è in realtà un mini reportage musicale. Notevole.



Insomma, se ascoltate con piacere Goran Bregovic, i Gogol Bordello, se avete gradito a suo tempo gli Azmat Modine e avete incontrato il 20enne Beirut di recente, o anche solo se vi siete chiesti da dove Vinicio Capossela abbia assimilato alcune sonorità, attivate l'applicazione che sta in altro a destra, fate partire la musica e lasciate correre questa locomotiva. Vedrete che in poco tempo sarà difficile non tentare il salto.

Intanto due cose due sulla nascita della band. Tod Ashley, songwriter, un tempo membro dei Cop Shoot Cop, forma i Firewater a metà anni '90, deciso a reclutare un po' di compagni per il nuovo viaggio pescandoli da diverse plaghe musicali (Soul Coughing, Foetus, Jesus Lizard, per citarne alcuni) ma rapinandoli sostanzialmente delle loro essenze di genere per alimentare il pastiche sonoro del suo "mostro": jazz, klezmer, certo rock bizantino e balcanico, viaggi morriconiani, orchestrine turche ed ebree di quell'oriente ingolfato di popoli culture liturgie colori ed etnie.

Molti i lavori alle spalle, cangianti come i musicisti che si avvicendano nel tempo. Sarebbe davvero lunga, la preparazione è poca, e allora diciamo che quello che state ascoltando è solo l'ultimo album, The Golden Hour, scritto mentre il treno Ashley passava per la Thailandia, l'India, la Turchia, l'Indonesia e il Pakistan. Tutto documentato dal blog del Nostro, Postcards From The Other Side Of The World (vedrete cose...).

Bene, questo è quanto. Buon ascolto. Anzi buon viaggio.

FONTI
Pitchfork Media
Official Website

Postcards From The Other Side Of The World (Blog)
Mypsace
Wikipedia

Cloud Cult - Feel Good Ghosts

Diego Roma Filed Under:
Craig Minowa e il collettivo della contaminazione

Cloud Cult - Feel Good Ghosts
Da Pitchfork Media conosco con un dodicennio di ritardo i Cloud Cult, di Minneapolis, Craig Minowa in testa, compositore e cantante, Connie Minowa sua moglie, in veste di Visual Art. E poi musicisti reclutati nel tempo fino a giungere ad una band da sei, tutti polistrumentisti, dunque in grado di suonare violino e violoncello, synth e batteria, basso e trombone, e così via. Acustico, elettrico, sintetico, minimale, fragoroso, questo è il suono del Cloud Cult, sono delle prove prodigiose, di autentica scuola indie.

Intanto una registrazione in studio, giusto per capire.



Lo studio di registrazione che avete appena visto è alimentato con un generatore geotermico e da pannelli solari. Fanno booklet con inchiostro non nocivo, piantano alberi sulle terre americane in base alle emissioni di Co2 dei loro tour. Si guardano bene dalle richieste delle major e si autoproducono con etichetta dal nome Earthology (Sic!).

Non ci soffermeremo sulle vicende biografiche della coppia Minowa, che pure contengono elementi dolorosi (per chi volesse, può approfondire sulle bios presenti nel Sito Ufficiale) bensì sulla musica. Potreste incontrare i Flaming Lips ma anche Bright Eyes, gli Arcade Fire ma anche i Modest Mouse, Sparklehorse ma anche Grandaddy. Forse gruppi come i Flotation Toy Warning, anche se inglesi, hanno ascoltato a lungo i Cloud Cult. E così di questo passo.

Insomma, a breve è uscito il nuovo LP Feel Good Ghosts (Tea Partying Through Tornadoes), che è il sesto di una lunga serie ed è un lavoro magistrale. Ho avuto modo di sentire anche il precedente The Meanings of 8, altrettanto entusiasmante. Da neofita posso dire che sono dischi complessi, dalle melodie sofisticate e corali, non di rado hanno cuscini elettrici e ritmiche frammentate, ci sono contaminazioni elettroniche ovunque e voci femminili, commoventi aperture di archi e urla disperate, ma anche pop songs sbarazzine e ironiche, piene zeppe di cose. L'ingrediente principale, nonostante il fragore strumentale, mi sembra una non estinguibile malinconia.

A onor della sintesi, di cui non sono capace, mi fermo qui. Anzi qui.

Buon ascolto.

FONTI:
Pitchfork Media
Sito ufficiale
Myspace
Earthology

Borko, "Celebrating Life"

Diego Roma Filed Under:
Tutto il calore dell'Islanda

Celebrating Life

Siamo al nord, precisamente a Reykjavik, Islanda, per conoscere un nuovo musicista di nome Björn Kristiansson, per gli ascoltatori Borko. Elettronica? Ebbene si, ma non si vede. Se amate la melodia e la ponete al primo posto dimenticate il cliché che l'elettronica è musica fredda. O meglio, ascoltate Borko e poi verificate se vi siete ricreduti.

Si è vero c'è lo zampino del digitale, ma ad ascoltare le manipolazioni di Björn Kristiansson, capaci di suggerire visioni inaspettate, questa considerazione ha poca importanza. In fondo deve proprio essere una prerogativa dei nord europei evocare e disegnare paesaggi e colori. Abbiamo le nostre brave esperienze con Sigur Ros (concittadini) e Bjork.

Allora non leggete oltre queste chiacchiere e passate subito all'ascolto. Sono componimenti brevi, ispirati, per usare le parole dell'autore che rubiamo da RCRD LBL, "da grandi musicisti e la musica di scena qui in Islanda. Sono ispirato ai bambini nella scuola dove lavoro. Sono ispirato da persone buone. Sono ispirato da persone cattive. Sono ispirato dalla musica che ascolto di volta in volta nel tempo. Sono ispirato dalla felicità. Sono ispirato dalla tristezza. Sono ispirato dal sole e dalla neve. Sono ispirato dai pazzi dopo i party. Sono ispirato dal buon cibo. Sono ispirato dall'alcol. Sono ispirato dalle sfere a specchio. Sono ispirato dai rumori".

Sarà per questo che Borko titola il suo lavoro Celebrating Life, un album credo difficile da trovare tanto quanto il suo vissuto sulla Rete. Io vi segnalo in particolare le bellissime Spoonstabber e Dingdong Kingdom, la prima pare sia stata scritta dopo una bella bevuta di Punch.

Andiamo ad ascoltarlo, concediamo più di un ascolto, facciamo finta di sentire musica classica, distraiamoci, costruiamo braccialetti o rassettiamo casa, pensiamoci parte di un film dal titolo "Delicious" e beviamo anche un Punch.

Quando ci affacciamo alla finestra è sceso il buio, eppure un'impercettibile luce ci dice che...

Esce per la Morr Music

FOTO BY: Iceland Air Waves


Concorso creativo - I giovani e il mare

Diego Roma Filed Under:
Contest sulla sostenibilità che ci riguarda da vicino

Concorso Fondazione Simone Cesaretti
Ciao ragazzi. Ho qualcosa per voi. La Fondazione Simone Cesaretti organizza un concorso a premi su opere creative di ogni tipo che abbiano come ispirazione il tema: I giovani e il mare. Invito tutti voi che ricevete le mie news a partecipare con la vostra creatività, sicuro di non sbagliare. Quindi a tutti i fotografi, docenti, amici, studenti, colleghi e ex colleghi cui il mare almeno una volta ha suscitato un sussulto, rivolgo questo invito.

Simone era un ragazzo di Roma che amava Terracina. Era un mio amico ed è scomparso che ora è più di un anno. Questa iniziativa parte da una Fondazione intitolata a lui, e vede le sue radici nella nostra città. E' un contest legato a Terracina ma non limitato ai terracinesi, anzi la sua rilevanza è nazionale perché la Fondazione ha costituito un network con Università, centri di ricerca e enti pubblici per approfondire le conoscenze sulla sostenibilità dello sviluppo.

E di ambiente si tratta. Dello sviluppo e della valorizzazione della risorsa "mare" relazionata ai giovani. Di questo dovranno parlare le opere creative ,che possono essere di ogni tipo, dal racconto alla fotografia, dal documentario alla musica, dalla poesia allo slogan, al logo, al disegno e così via.

I premi sono in denaro e vanno dai 2000 euro al primo classificato ai 1000 per il terzo. Ma non è una questione di soldi in fondo.

La partecipazione al concorso è gratuita, dovete solo spulciare tra le vostre idee e chissà, tra materiale vecchio, diari, riflessioni, racconti, suggestioni, fotografie o video.

Potete scaricare il bando di concorso direttamente da qui. Se poi volete approfondire di cosa si occupa la Fondazione potete andare sul sito www.fondazionesimonecesaretti.org oppure su www.areemarineprotette.it, dove troverete il bando di concorso in pdf.

Potete decidere se inviare a me il materiale oppure direttamente via fax al numero che trovate sul bando, seguendo le modalità specificate.

Abbiamo purtroppo solo 10 giorni di tempo. La scadenza del bando è per il 25 marzo alle ore 13.

Provate, buttate giù delle idee. C'è chi fa grafica, chi fa foto, chi scrive per diletto, chi da anni ha in mente uno spot, una sceneggiatura, uno slogan. Tutte le info le trovate nel bando. Niente di complicato, la volontà.

Vi chiedo di provare. Abbiamo l'opportunità di dimostrare che Terracina respira e vive ancora, forse proprio grazie al mare.
Grazie a tutti per l'attenzione.

Siti Utili
www.fondazionesimonecesaretti.org
www.areemarineprotette.it
Bando di concorso

Arcade Fire... children don't grow up

Diego Roma Filed Under:
La musica senza età

Non chiedetemi nulla, guardate soltanto. Otto minuti, solo otto, e ditemi se questa non è libertà.



Sono gli Arcade Fire, collettivo canadese. Due album all'attivo, tra le migliori cose mai ascoltate.

E forse questo frammento della canzone "Wake Up" può spiegare qualcosa.

If the children don’t grow up,
our bodies get bigger but our hearts get torn up.
We’re just a million little god’s causin rain storms turnin’ every good thing to rust.


FONTI:
I guess I'm Floating
Myspace
Sito Ufficiale