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Un pò di pulizia nelle strade


bansky
Vogliamo per forza sviscerarla tutta la storia del rumeno che ha ammazzato la signora di Roma? La Tv ci sta pappando a mascelle doppie sull'emotività di noialtri che proviamo pietà e orrore per quanto accaduto a Tor di Quinto. Andare fino in fondo. Gli inviati di Repubblica stamane scrivevano da Bucarest. Sono andati a sentire i connazionali del 24enne assassino alla ribalta delle cronache nostrane. Tutti laggiù lo sapevano che era uno squilibrato: lo dicevano da quelle parti che sarebbe finito male; aveva avuto già la sorella massacrata dal marito.

In Italia però non stiamo più nella pelle. Dobbiamo muoverci. Intanto possiamo dire la nostra: abbiamo avuto per pochi giorni due forum online, in cui si apre lo spiraglio del dialogo per circa due giorni.
Possiamo anche fare qualcosa: come mettere una bombetta in quel di Monterotondo sotto un negozio gestito da rumeni e lasciare il cortese messaggio "Ve bucamo la testa". Mi sembra un approccio civile. Come dire: tu sei tu, ma non hai capito chi sono io.

Francesco Viviano di Repubblica è andato nel villaggio di Nicolai Maliat per sapere che tipo era. Noi che la Romania la conosciamo solo per le bimbe che ospitiamo sulla Cristoforo Colombo, per le rapine in villa e poco altro...

Intanto a Perugia, Italia, una ragazza inglese viene sgozzata da ignoti. Movente misterioso. Tutto ancora da ricostruire. Si, come no, infatti Repubblica, su carta stampata, stamattina titola in virgolettato: "Violentata da più di un uomo" (Repubblica del 5/11/2007)
Verso pomeriggio però la versione online recita, in home page e sempre con il virgolettato: "nessun elemento per parlare di stupro". Ma allora al giornalista di ieri chi aveva dato la dritta per fare quel titolone virgolettato, se l'autopsia non ha ancora oggi dati certi? I medici della scientifica cambiano ogni ora come le pagine di giornale? Il vantaggio del web è che puoi rettificare.

Per il fatto di Roma si scatena il putiferio di espulsioni, si chiamano in causa le istituzioni più alte: la gente vuole risposte, vuole in pasto risposte da ruminare nei momenti di libera: ne cacciamo cento, centomila anzi: tutti a casa, e vedrete che le cose miglioreranno.

Mentre a Perugia ci si arrovella sul Monstrum nostrano. Amici, parenti, colleghi, studenti, coinquilini. Chi cacciamo dall'Italia in questi casi? Per ora nessuno. Di certo restituiamo il corpo della ragazza inglese alla sua famiglia, che non aveva mandato la figlia a Los Angeles o a Quito o a San Paolo del Brasile, ma solo nella ridente Perugia città di studenti e benestanti abitanti. Poi faremo di certo i conti a casa.

Se sono stati i rumeni, il lavoro di pulizia è già in corso. Meno male. Altrimenti chi cacciavamo? Dove li mettevamo? Cosa ne facevamo di questi figli mariti fratelli colleghi ex tiratori scelti dell'esercito studenti ragazzini vicini di casa?

Uno spera sempre che siano rumeni, almeno una risposta c'è, e non da fastidio a nessuno.


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Linguaggi del nostro tempo



Tre episodi a se stanti. Poco hanno a che fare l'uno con l'altro. Ma sul web tutto si può collegare. Bastano alcune parole chiave, o keywords, quelle che in html si chiamano tags.

In questo caso i tags ci servono per collegare tre episodi recenti, lontani per tipologia ma non per la sostanza.

immigrazione, sparo, frontiera, prevenzione, visto, polizia, fuga, ricongiungimento, errore, sicurezza.

Stabiliti i tags, veniamo ai fatti.

1) Tra sabato e domenica scorsa lungo le coste di Rocella Jonica, in Calabria, muoiono 9 immigrati, e circa venti restano dispersi a causa del naufragio di un barcone. Da quanto si legge una buona parte dei 150 immigrati coinvolti sono palestinesi, probabilmente in fuga dalla guerra. (FONTE: La Repubblica)

2) Canada. Circa 10 giorni fa Robert Dziekanski, un uomo polacco muore all'aeroporto di Vancouver dopo essere stato tramortito, ad opera di poliziotti canadesi, con un taser, una specie di pistola che dà scosse elettriche, utilizzata come strumento di prevenzione dagli addetti alla pubblica sicurezza.
Robert era giunto in Canada dalla Polonia per ricongiungersi alla madre, già da anni residente in America. Forse l'irritazione dell'uomo, dopo 10 ore di fila per svolgere le procedure per il visto di ingresso, ha spinto i poliziotti ad adottare i provvedimenti del caso. Lo hanno tramortito con il taser. Poco dopo Robert è morto. Beffa delle beffe: la madre di Robert era all'areoporto ad aspettarlo in quel momento. Ma pur avendo domandato non si riusciva a trovarlo.
E lei è tornata a casa.
A cinque ore di macchina.
Quando poi è stata ri-chiamata, è ripartita per andare a prenderlo. (FONTE: Punto Informatico)

3) Un ragazzo del napoletano nei giorni scorsi è morto in seguito allo sparo di un proiettile da parte di un carabiniere, dopo un lungo inseguimento in automobile. Il ragazzo, in compagnia di due suoi amici, non si è fermato al posto di blocco. Probabilmente guidava un'auto rubata, e forse i tre erano reduci da una rapina, come dimostrerebbero i diversi attrezzi da scasso trovati all'interno dell'automobile. Nel tentativo di fuga, a piedi, il carabinere lo avrebbe visto nel gesto di sparare. E, tragico errore, lo hanno anticipato. (FONTE: La Repubblica)

Tre episodi indipendenti, che sulle pagine di un quotidiano si troverebbero sotto rubriche diverse: "cronaca", "esteri", "immigrazione". Sul web invece tutto si collega, anche la tragedia ritrova le sue origini semantiche, riduce all'osso il suo lessico primitivo.

Dieci <tags>, o parole chiave, ricollegano in un unico linguaggio predominante le vicende di questi giorni. E restituiscono al loro spessore faccende che di solito durano un giorno, e poi si assottigliano sotto altre pagine di giornale, o sotto le pagine di altri giornali.

Gomez' The Ian Ball

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Da quello che sentiamo è da segnalare e consigliare agli amici, poi altra cosa per chi avesse familiarità con i Gomez, la band di Liverpool, allora è decisamente opportuno valutare con attenzione. Sì perché questo "Who Goes There" è un lavoro fresco fresco e ancora quasi invisibile sul web.

Il suo autore è Ian Ball, chitarrista, appunto, dei Gomez. Noi lo avvistiamo su un sito
straniero, che tra le poche informazioni ci dice l'etichetta (Dispensary, dello stesso Ball), e le partecipazioni varie, tra le quali compaiono i Blind Boys of Alabama (i più li ricordano per il lavoro con Ben Harper), Richard Thompson, e gli Ween.

Sito apposito essenziale e diretto, ma la musica, la musica, quella poca musica che si può ascoltare su
Myspace è gradevole, (pop soul si può dire?), e quindi noi lo inseriamo per i pochi pochissimi lettori di qesto quasiblog.

Fonte:
www.prefixmag.com
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Zero Comments - Il toccasana della critica al blog

Diego Roma Filed Under:
Suvvia, un po'di autocritica ogni tanto ci vuole, specie per un fenomeno invasivo come questo nostro, come quello dei blog (se ne contano 100 milioni ad oggi). In fondo è la cosa che si fa di meno, l'autocritica del blogger, perché andrebbe a cozzare contro l'Ego che questo strumento rappresenta.

Ma una critica deve essere seria, e a noi ci garba la critica espressa da un saggio per ora disponibile solo in lingua inglese, scritto da Geert Lovink: Zero Comments: blogging and Critcal Internet Culture (Routledge).

Già il titolo la dice lunga, su quei "zero comments" che si prestano a molteplici interpretazioni, dai zero commenti che troviamo su questo diario, al no comment che sono tentato di esprimere quando guardo certi altri.

Ma veniamo al punto. Lovink sostanzialmente dice: va bene tutto, soprattutto il fatto che il blog ha ridotto il distacco tra società reale e mondo virtuale; ma ora rischiamo l'appiattimento dei contenuti, sulla scia dei media tradizionali che già hanno fatto il lavoro loro in questo senso.
L'autore se la prende soprattutto con "l'impulso nichilista del blogging", la banalizzazione che deriva dall'autorefrenzialità dei blogger, che è poi una malattia del genere umano in tutti i campi del sapere. Noi ce ne accorgiamo quando vediamo in alcune homepage il contatore degli accessi in bella mostra, che a parole sue ci dice: "guarda qua quanta gente mi ha visitato, cazzone".

Secondo Geert Lovink i blog non devono essere considerati come siti di news, bensì come "canali di feedback", luoghi di confronto, iniziative partite dal basso che usano strumenti alternativi per favorire e scambiare una visione critica della realtà. Quello che stanno diventando invece, è definibile come una "tecnologia del sé" centrata sull'appovazione sociale. Parole sante.

La caccia ai feed, l'"aggiungi ai contatti", il desiderio disperato di essere visibile, di essere letto a tutti i costi, la caccia all'oro di notizie originali, inedite, solo per avere un buono share. Un blog che è un pò Rai, un pò Mediaset, un po'advertising, e un po'anche blog, appunto.

Suvvia, un po'di autocritica non guasta, in fondo vogliamo solo essere presenti, scrivere e chiacchierare. Magari possiamo cominciare, blogger e non, con il leggere questo libro. Una critica al blogger è sempre e comunque una critica alle forme che scegliamo per comunicare, e dunque riguarda la persona, oltre che lo scrittore.

FONTI

Tutte le notizie sul libro di Geert Lovink sono tratte dal sito:
Articolo del 4 ottobre 2007
Scritto da Bernardo Parrella

DDL Prodi - Levi alla prova dei fatti

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Eccoci al punto. Oggi compare sul sito dell'associazione Megachip - Democrazia nella comunicazione, di cui è Presidente il giornalista Giulietto Chiesa, un articoloscritto da Loris d'Emilio che si pone, carta alla mano, sostanzialmente le stesse domande sul DDL Prodi - Levi che qualche giorno fa ci siamo posti noi.

Domande dunque per capire come possa accadere che provvedimenti scritti nero su bianco possano poi essere così facilmente smentiti a voce o a mezzo intervista.
Staremo a vedere. Per ora un'unica, antica certezza: verba volant...
Per chi non lo sapesse, Megachip - Democrazia nella comunicazione è un'associazione che da anni è in "mobilitazione permanente sulla comunicazione". Vi invitiamo caldamente a visitare il loro sito.

Ggoal, un motore di ricerca che la pensa come me

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Gira sulla Rete un nuovo motore di ricerca. Si chiama Ggoal, noi ci siamo arrivati tramite delle segnalazioni che girano tra i bloggers. Ha una logica tutta sua. Abbiamo provato ad utilizzarlo ed è molto particolare. A quanto pare è una versione Alfa, in fase di test. Per la versione Beta ci vorrà gennaio. Converrà tenerlo d'occhio.

Facciamo un esempio. Ho inserito la parola "ambiente" e lui mi ha risposto: "ricerca non trovata". Va beh, penso: allora vado su Google e finisce la storia. Poi però in basso leggo la frase: "Se sei un utente registrato puoi aggiungere questa parola chiave in Ggoal oppure inserirla nella lista delle Ricerche Desiderate". Registrato, io? Non sono registrato e non capisco perché dovrei esserlo. Ma poi ricordo le parole di quel blogger: il Ggoal rivoluzionerà il web. Mi prende la febbre della sperimentazione, e mi loggo!

Subito il motore mi chiede cosa voglio fare. "Inserisci come nuova parola chiave?" Penso: visto che non ce l'hai, la inserisco, e ci aggiungo pure "ecosistema". Zacchete: ora mi ritrovo con le due parole collegate tra di loro, ed è un collegamento uscito dalla mia testa. Penso: se ci metto pure l'indirizzo di un sito sull'argomento ho fatto il mio dovere e me ne posso pure andare. Siccome ne conosco qualcuno, lo inserisco ed esco.

A questo punto mi accade una cosa. Provo un insolito piacere per quello che ho fatto. Può sembrare un discorso banale, ma utilizzare un motore di ricerca per dare contenuti, oltre che riceverli, mi fa sentire bene. Altrimenti come sarebbe nata Wikipedia? Condivisione, condivisione. E' il cosiddetto Web 2.0.

Volevo chiudere qui, ma alla fine continuo.
Comincio a fare richieste a Ggoal, di tutti i generi, e a volte lui mi restituisce parole chiave e link molto utili. Ma io niente, aggiungo di mio, segnalo, rovescio tutto il mio lessico nel suo archivio, copincollo siti, e ad ogni inserimento vedo che la pancia di Ggoal cresce, assorbe, diventa lo specchio delle mie conoscenze. Cazzo. Sta a vedere che qui il bello sta proprio nel dare, dare, dare: "condivido dunque sono", mi viene da dire.

Alla fine esco, ma ci resto un po' a pensare. Questo
Ggoal è come un bambino: deve crescere, e la sua formazione dipende da chi lo educa. Se i protagonisti siamo noi, Ggoal seguirà una logica umana: ci troverò la testa del mio datore di lavoro, di mia madre, del Presidente della Repubblica e anche dalla casalinga di Voghera. Milioni di teste collegate tra loro.
La fine di Google? Azzardato. Ma di certo uno strumento innovativo, in grado di affiancare, con una logica tutta sua, i protagonisti del Web.
Andatelo a guardare, vale la pena. E' già disponibile una versione Alfa, in fase di test: www.ggoal.com.
Per tutti gli altri, ci risentiamo a gennaio!
Condividete gente, condividete!

Onorevole Ricardo Franco (si) Levi...

Diego Roma Filed Under:
... ma poi chi è questo Ricardo Franco Levi? Da dove esce? Ma lui lo sa cosa succede in Rete? L'hanno informato che non è cosa sua, né della politica dei settantenni, né riguarda una leggina da approvare tra i banchi vuoti del Parlamento? Forse non ha capito, e non ha mai visto niente del genere... Buona visione.


Coglionateci tutti

Diego Roma Filed Under:

Non si capisce una mazza, come al solito.

Consiglio dei Ministri del 12 ottobre 2007, in vista di una nuova definizione di regole riguardanti il mondo editoriale. Chiunque svolga attività editoriale dovrà a breve registrarsi presso il ROC, organo dell'Autorità per le Comunicazioni che ha compito di controllo sulle pubblicazioni in questo paese.

Il disegno di legge parla chiaro già all'Art. 1:

"Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso".

Stampa, Web, informazione, formazione e intrattenimento, come da definizione, sono prodotti editoriali, dunque oggetto di nuove norme e nuove procedure di controllo. In nome del pluralismo. Se abbiamo capito bene.

Ma forse abbiamo capito male. Il padre della riforma, Ricardo Franco Levi, interpellato sull'argomento, dichiara testualmente: " Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile".
Cominciamo a trovare qualche difficoltà nel definire cosa sia un blog.

Ma andiamo avanti.

L'Art.7 (Attività editoriale su internet) del disegno di legge mostra i denti:

"L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa".

Lucarelli direbbe: "paura!" Infatti, se per attività editoriale si intende ogni tipo di contenuto (compreso l'intrattenimento!), distribuito con qualsiasi mezzo, un giovane blogger, nato nell'era di internet e abituato a scrivere le sue opinioni in piena libertà sulla Rete potrebbe, in definitiva, macchiarsi di reato, perseguibile in termini di Codice Penale.

Ma vediamo se stiamo esagerando.

(Art.7 Comma 2)
"Per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni".

Un blogger, dunque dovrebbe essere autorizzato da qualcuno, nel peggiore dei casi da se stesso, per pubblicare le sue opinioni o notizie. E, in alternativa, cosa fare? Risposta: trovarsi un editore. Il che significa, in soldoni, che se non puoi farti parare il culo da un editore, che difficilmente autorizzerebbe chiccessia a pubblicare opinioni personali, devi andare a casa, baracca e burattini.

Non ci si capisce una mazza. Ma se quello che abbiamo capito noi dovesse avvicinarsi a verità, invece di andare a casa, dovremmo tutti cercare un nuovo server, non italiano, per continuare a dare applicazione all'Art. 21 della nostra Costituzione.

Le Ciel est Bleu...

Diego Roma Filed Under:

Collettivo fondato nel 2000 da Frédéric Durieu, Kristine Malden e il musicista Jean Jacques Birgé, "LeCielEstBleu" realizza interfacce e applicazioni interattive. La loro opera viene comunemente definita Net Art. Noi la chiamiamo arte digitale.

Lo spettacolo multimediale è notevole, ciò dà ragione dei numerosi premi ottenuti in diverse prestigiose manifestazioni internazionali: il "Centre Pompidou" di Parigi, il festival austriaco "Ars Electronica Center", la "Cité de la Musique", il "Design Museum" di Londra. Solo per citarne alcuni.

Tra le più celebri creazioni di questi artigiani del digitale è "La Pâte à Son", prodotto che sta a metà tra un gioco sonoro e uno strumento di composizione, concepito per incoraggiare la sperimentazione musicale.

Ma le sorprese sono tante: sul sito troviamo addirittura uno Zoo in cui giocare, a colpi di mouse, con giraffe e cavalli musicali, insetti rumorosi e variegate specie animali dall'anima virtuale e il corpo in pixel.

Imbarazzo della scelta, insomma, per il quale è sufficente scaricare gratuitamente il 'plug in' Shockwave Player dal sito Macromedia. Il resto viene da sé.
Buona visione.

Se il Sig. Rossi tornasse a pedalare...

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Se anche il Sig. Rossi avesse un Comune che spende 2 milioni di euro per farlo pedalare in città.

Se anche il Sig.Rossi si trovasse al mattino intrappolato tra 300 mila biciclette.

Se anche il Sig. Rossi agli ombrelli e le automobili preferisse le giacche a vento per la pioggia.

Se anche il Sig. Rossi
fosse stato qui... cazzo, Sig. Rossi, che pedalata...