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Miles Kurosky - The Desert of Shallow Effects

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Ritorno al futuro in grande stile per l'ex Beluah, un disco che lascia a bocca aperta


Quando si ha qualcosa da dire in questo cazzo di mondo, state pur certi che prima o poi, ci fossero anche di mezzo le pene dell'inferno, quel qualcosa uscirà fuori. Per Miles Kurosky è andata più o meno così. Frontman, alla fine dei '90, di una delle più promettenti indie rock band californiane, i Beluah, dopo lo scioglimento del sodalizio con l'altro fondatore Bill Swan, nel 2004, di lui non si è saputo più nulla. Oggi, nell'anno 2010 Miles Kurosky è tornato con un bellissimo album solista, ironico e intenso, sofisticato e spumeggiante. The Desert Of Shallow Effects è uscito a marzo per ia Majordomo Records, costola della Shout! Factory. Fila dalla prima all'ultima canzone.

Una sorta di rimpatriata in cui se c'è stata nostalgia non si sente. perché le cose suonate da Kurosky sono nuove, nuovissime e guardano avanti. Condiderando che gli ultimi sei anni non sono stati proprio facili per il nostro. Prima i problemi alla spalla,poi ai reni, un via vai per gli ambulatori. Nel frattempo un matrimonio, felice. Ora Miles Kurosky è tornato. E ha qualcosa da dire: un arretrato pieno di creatività: talmente elaborato nel tempo che più che al passato guarda al futuro. Provare per credere.

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Fonte: Stereogum

The Souljazz Orchestra - Rising Sun

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Stanno sbancando, i concerti sono sempre pieni, dal Canada agli Usa, da Parigi al Nord Europa è già, è sempre sold out. Volete ballare? E allora ascoltateli. In disco, perché in Italia non ci passano proprio. Sono i Souljazz Orchestra, canadesi di Ottawa, alla loro terza prova in studio, Rising Sun (2010), disco memorabile.

Rinomata (ma per me tutta nuova) la loro maestria a fondere e mescolare suoni soul, jazz, afro e ritmi latini. Rising Sun è il loro primo album completamente acustico, in cui confluiscono oltre trenta strumenti, tutti votati all'improvvisazione.

La band è composta da Pierre Chrétien (vintage keyboards, percussion, vocals), Marielle Rivard (percussion, vocals), Steve Patterson (tenor saxophone, percussion, vocals), Ray Murray (baritone saxophone, percussion, vocals), Zakari Frantz (alto saxophone, flute, percussion, vocals), Philippe Lafrenière (drums, percussion, vocals).

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Oh Mercy - Privileged Woes

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Qui basta seguire la traccia delle recensioni. E chi si fida solo delle riviste patinate ha pane per i suoi denti. Rolling Stone: "Potenzialmente la più fresca, elegante partnership cantautorale dai tempi dei Finn Brothers".


Questo è il caso discografico di Oh Mercy, band australiana (Melbourne) che sta saccheggiando stupore entusiasmo e belle parole alla critica musicale. Il loro album di debutto, "Privileged Woes" (agosto 2009 per Casadeldisco / Shock) è veramente notevole, fresco ed elegante come dicono i nostri.

Non resta che darci un ascolto.

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Draw by Banksy - http://www.banksy.co.uk/
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... a presto...

Meg Hutchinson - The Living Side

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Vette altissime tra letteratura e musica nel disco della compositrice americana più premiata d'America

Basta questa voce a rimettere tutto a pari. Il genio è una cosa semplice, assomiglia al mare, a una spiaggia, a due barchette di carta. Assomiglia incredibilimente a The Living Side (Red House Records, 2010), al sapore fresco, ventilato, libero e assolutamente melodico del disco di Meg Hutchinson, folksinger proveniente dalla zona rurale del Massachussets, pluripremiata compositrice a metà tra la poesia e la canzone, arrivata con questo disco alla sua piena maturità. Le vette toccate dalla Hutchinson difficilmente sfiorano la media del cantautorato folk contemporaneo. Siamo di fronte alla perfetta fusione di musica e lirica, letteratura e melodia, sofisticatezza e semplicità. Questo disco meritava di essere menzionato, nonostante manchino le parole per descriverne la bellezza.

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Aidan Knight - Versicolour

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Il disco di formazione, tutti i colori del folk in una "tavolozza" di otto canzoni

Giovanissimo, gracilino e canadese. Ecco a voi Aidan Knight, alla sua prima prova da cantautore dopo una lunga gavetta come supporto alle band più disparate. Esce dall'ombra con canzoni semplici, senza pretese ma con bagliori improvvisi di pura melodia. A metà tra disco ed Ep, il recentissimo Versicolour (Adventure Boys Club, 2 marzo 2010) è un po' come un arcobaleno, il cui risultato finale è più della somma delle parti. La riprova è che il giovane Knight passa dallo strumentale al cantato con ingenua disinvoltura, istinto si direbbe: chiede sfacciatamente qua il supporto di una tromba, lì l'ombra di un violoncello, altrove lo squarcio di un riverbero a chiaroscuri.

L'effetto sonoro è quello di immaginare Aidan Knight sempre in compagnia: ci sono voci femminili che frigolano sullo sfondo, riff di chitarra, le percussioni, perfino qualcuno che si occupa di effetti e diavolerie elettroniche. Un'illusione? Forse, ma le otto canzoni di Versicolour, tra una steel guitar di puro folk americano, lo strimpellare poetico alla Nick Drake e l'orchestralità di un acerbo Andrew Bird, convincono.

Ci sono, insomma, i colori giusti sulla tavolozza di Aidan, il suo pennello di sbavature cerca di farne il meno possibile. Per ora la strada privilegiata pare quella dell'apprendistato: chissà che un giorno non ne esca fuori il capolavoro.

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The Hidden Cameras in Concerto

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Domenica 4 aprile, Osteria Le Scalette - Terracina (LT)

Appuntamento con la storia della musica. Ne fanno parte a pieno titolo gli Hidden Cameras, orchestra indie che batte bandiera canadese, attesissima in Italia, per regalare 4 sole date, in locali sceltissimi. Prima di arrivare nella nostra Terracina, saranno al Covo di Bologna, poi passeranno per il Circolo degli Artisti e da noi. Prima di tornare a Firenze dove suoneranno alla sala Vanni.

Non chiedeteci come tutto ciò sia avvenuto: non lo sappiamo. Quello che sappiamo è che gli Hidden Cameras sono un gioioso collettivo pop canadese guidato da Joel Gibb, ed il loro debutto risale al 2001 con il bellissimo “Ecce Homo”. A seguire hanno pubblicato nel 2003 'The Smell Of Our Own', nel 2004 'Mississauga Goddam', nel 2006 'Awoo' e pochi mesi fa il nuovissimo 'Origin: Orphan'. In Europa la band ha pubblicato i propri dischi tramite Rough Trade, tranne per l'ultimo 'Origin: Orphan' uscito in tutto il mondo tramite Arts & Crafts (Broken Social Scene, Feist, Phoenix e molti altri sono passati per questa storica label canadese).


La rivista "NME" ha descritto il sound degli Hidden Cameras come un divertente incrocio tra Moldy Peaches, Belle and Sebastian, gli Smiths e i Frogs. I loro show, curati da Joel Gibb, sono sempre un avvenimento da gustare.


Sul palco possono anche ritrovarsi 13 elementi, tra cui coristi, ballerini ed una sezione d’archi. Anche i loro video sono delle vere e proprie opere d'arte, spesso presentati ad importati festival cinematografici indipendenti.

Il nuovo album degli The Hidden Cameras 'Origin: Orphan' è stato registrato fra Toronto e Berlino e pubblicato dalla Arts & Crafts. Tra synth, folk d'autore e pop da antologia i nuovi Hidden Cameras ricordano The Flaming Lips, The Polyphonic Spree, Magnetic Fields, Scissor Sisters e Patrick Wolf. In 'Origin: Orphan' trovano spazio anche synth cupi che rimandano agli ultimi Piano Magic, e dei potenti cori gospel. Immaginate un'impeccabile pop band suonare con istrionica verve e avrete la dimensione in cui operano gli Hidden Cameras.

L'appuntamento è per la domenica di Pasqua (avete impegni???), alle ore 22,30 all'Osteria Le Scalette. L'ingresso è gratuito, come sempre.

Fonte: Myspace

Partecipa all'evento

Sarah Jaffe - Suburban Nature

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Un disco che incanta al primo ascolto, una folksinger dal talento indiscusso

"Clementine" mi ha fatto innamorare. Perché certa vulnerabilità mista a forza è la migliore miscela per realizzare la canzone pop. E Sarah Jaffe (Texas) è autrice di un bellissimo disco, ricco di suoni e dalla narrativa autentica, dove le canzoni prendono vigore grazie a tre musicisti semplici e sofisticati a un tempo, e alla voce di una cantautrice che sta tirando fuori un talento inaspettato, giovanissimo e sorprendente, che colpisce dritto al bersaglio, con suoni, parole e senso.


Snocciolare Suburban Nature (Kirtland Records 2010) è come leggere un libro in cui ogni pagina sta all'altra con ordine perfetto. Suburbani, i pezzi, lo sono perché il cantautorato della Jaffe ha origine da storie intime e provinciali, e perché dimostra che dalla periferia della musica, dall'indie, nascono perle preziose, musicisti talentuosi, sentimenti autentici e competenze invidiabili. Un album da ascoltare tutto d'un fiato, per poi farlo girare all'infinito fino a quando quelle canzoni non si canticchiano a memoria.

A dicembre Sarah Jaffe è stata in tour con Midlake, mentre adesso è sul palco con Norah Jones.

Fonti: Myspace, Official Site

Zen Circus in Concerto a Terracina (Acustic set)

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10 Marzo, osteria Le Scalette - inizio concerto ore 23,00 - ingresso gratuito

Ben trovati, non ci sentiamo mai ma quando capita è per dare buone nuove. Il 10 marzo a Terracina, alla ormai nota osteria "Le Scalette" suoneranno in un esclusivo set Acustico gli Zen Circus. Basta guardare la copertina del Mucchio per farsi un'idea, a largo giro, di quel che sarà. Il loro album interpreta un pensiero che ha attraversato e attraversa la mente di tutti noi, a volte: "Andate tutti affanculo". Niente di volgare, demenziale o stereotipato. Per carità...

Zen Circus sono un grande gruppo che canta canzoni italiane con un linguaggio nuovo, vero, "perfetto per oggi". Ce ne siamo infatuati subito, noi che la musica italiana la amiamo nostro malgrado, quando racconta i pantani, le salite, le aspirazioni e smonta falsi miti e false morali. Sono in tre (un vescovo, un sindaco mafioso e la miss Padania di turno?), rockeggiano, entrano nel sangue, raccontano spaccati di vita quotidiana, di chi vede il mondo attraverso il filtro della provincia "e del suo rancore". Siamo lieti, orgogliosi di averli tra noi, e di invitarvi, se volete, a passare due ore di vera musica. E visto che le mie chiacchiere stanno a zero, ecco dove ascoltare qualcosa. Per tutto il resto, lascio parlare gente che la sa più lunga di me. Di seguito due articoli che spiegano un po' tutto: la loro bravura, la nostra follia.

Rock.it

Mucchio
Le tre realtà discografiche più creative ed di spicco del panorama indipendente italiano formano un inedito dream team per il nuovo disco degli Zen Circus. Ormai Appino, Ufo e Karim sono una certezza del Rock indipendente Italiano, che da circa una decade contemporaneamente unisce e divide il pubblico. Toscanacci, ma non diteglielo mai. Hanno cominciato suonando per le strade un Folk-Punk che in Italia non si era mai visto. Debitori agli esordi degli statunitensi Violent Femmes, paragone costante che hanno combattuto negli anni facendo dischi sempre diversi e finendo poi negli ultimi anni per suonarci assieme come membri aggiunti e prendendo Brian Ritchie come quarto membro per scrivere un disco a quattro mani che poi è l'ultima uscita: Villa Inferno. Di quest'ultimo capitolo se ne è parlato non poco nel 2008. Un gruppo Italiano che collabora con tre delle figure più seminali della storia del rock mondiale (Violent femmes, Talking Heads, Pixies) non è cosa da poco. Ma ciò nonostante gli Zen rimangono sempre nel limbo di una fama nazionale che non è ancora major ma nemmeno più indie. Che sia la loro salvezza? Al ritorno dal tour Australiano, dove sono stati headliner insieme a gente come Nick Cave, quando tutti pensavano che l'estero li avrebbe ammaliati e ce li avrebbe portati via loro scrivono: “Ci è venuta una voglia matta di tornare in Italia, finire il disco nuovo dedicato al questo paese morente che abbiamo girato in lungo e largo, in ogni pertugio, villaggio, città.” Una realtà live devastante infatti che veramente non si ferma mai. A dimostrarlo il tour di Villa Inferno: l'ultima data è a Settembre 2009, che è contemporaneamente il mese di uscita di questo nuovo capitolo Andate Tutti Affanculo il primo disco tutto in Italiano, richiesto a gran voce da tutti coloro che in Figlio di Puttana e Vent'Anni hanno trovato la nuova via per gli Zen del futuro. Per gli Zen nazionalpopolari. E loro lo fanno, il disco in Italiano, ma lo chiamano così. Ci prendono tutti per il culo? Può darsi ma che male ci sarebbe? D'altronde lo dicono chiaramente: mai prendersi troppo sul serio. Ma questo nuovo capitolo, quando lo ascolterete, lo troverete dannatamente serio. Andate Tutti Affanculo è un disco Italianissimo fatto da una band internazionale. E' la vera mediazione fra il punk rock americano stralunato da cui provengono gli Zen e un cantautorato nazionale che potremmo definire una mezza via fra il primo Lucio Dalla, Piero Ciampi e Rino Gaetano. Ed il giovane De Andrè innamorato di Brassens. Ed il Beat dei bei tempi andati. Insomma il melting-pot continua; non ci saranno quattro lingue questa volta, ma la capacità di mescolare influenze di alto livello con la proprio personalità -al solito- regna sovrana. E collaborano di nuovo: nel disco troverete la voce di Nada, le chitarre di Giorgio Canali (CSI, PGR, Rossofuoco, Le Luci Della Centrale Elettrica) il sempiterno Brian Richie e l'immaginario di Davide Toffolo (T.A.R.M.) il tutto inscatolato dal Produttore Manuele “Max Stirner” Fusaroli che dagli studi NHQ di Ferrara negli ultimi anni ha portato nelle nostre case, in silenzio, alcuni fra i migliori dischi della scena indipendente Italiana, da Le Luci aka Vasco Brondi, a Tre Allegri Ragazzi Morti, Giorgio Canali, Bugo e tanti tanti altri. Insomma hanno suonato con tutti, ovunque: italiani e stranieri. Le loro storie sono fiabe disincantate, la loro biografia sembra un libro sul Punk '77, i commenti su di loro sempre in bilico fra amore ed odio. Tutti li conoscono ma molti se ne vegognano: Troppo diretti? Troppo veri? Di certo non pagano dazio al rock italiano '90. Scordatevi quindi parole ricercate e citazionismi colti. Scordatevi paure e dolcezza: nel circo zen trovate solo rabbia, odio, amore disperato, voglia di vivere e morire. I Pagliacci ubriachi del proletariato del duemila. Sì, quella parola dimenticata: Proletariato aggiornato ai tempi di Internet. Rassegnatevi, questo paese forse troppo piccolo o forse mai piccolo abbastanza per loro, piano piano comincia a puzzare di Circo Zen. E non c'è solo il punk, l'energia vitale del rock per necessità. C'è la poesia con gli occhi lucidi, le rive dei fiumi che dividono, le città troppo ubriache di notte e troppo serie di giorno. La sconfitta di un paese che prende a calci in faccia i propri pregi. Concludiamo citandoli: “Non vi libererete tanto facilmente di noi!”



This is the New Year...

Diego Roma Filed Under: Etichette:
Stilographics

Questo blog vi augura un anno pieno di soddisfazioni.