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Green Sky Accident - Drops Of Color

Diego Roma Filed Under:


UN duo norvegese che suona un pop originale e grazioso. I Green Sky Accident (Stian Mathisen e Tore Torgrimsen) debuttano con il lavoro “Drops Of Color”, tra stornelli e folk-pop fino ad ammicchi shoegaze. Non mancano campionatori e elettronica varia, per la quale i due si servono di vari altri aiuti.

Notevoli le canzoni presenti sul Myspace, azzeccata la recensione di OndaRock questa grazia sempre nuova che arriva dal nord, pulita, scandinava. Da ascoltare senz'altro, e se capita anche da avere.

A Grave With No Name

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Alex Shields, Regno Unito


A Grave With No Name suona un po' come Sparklehorse, almeno a primo impatto. L'attitudine compositiva è certo la stessa. A suonare è solo lui, Alex Shields, maledetto factotum, che suona nella sua stanza da letto, mescola, fonde, produce suoni. Curioso senz'altro ascoltare il suono un po' retrò di certo grunge, la malinconia disfattista e metallica alla Matthew Ryan, lo shoegaze che richiama i My Bloody Valentine. Ancora si sa poco di questo A Grave With No Name, progetto inglese (londinese), che per il momento è disponibile con questo Ep omonimo, e risicatissimo di musica su My space.

Stone Setting si può ascoltare su Youtube:



Poi c'è Underpass



Il sito RCRD LBL in realtà ne ha parlato in tempi non sospetti. Una canzone relamente registrata in camera dal letto è questa: And We Parted Ways at Mt Jade. Non quella che si può dire una canzone estiva. Ma tanto è.

Dente, Lara Martelli, Enzo Avitabile live

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Ecco come è andata la Festa del Mare










Africa Unite, Dente, Lara Martelli, Enzo Aviabile live @ Terracina

Diego Roma Filed Under:
Il 17-18-19 luglio, Festa del Mare, arena "Il Molo" e Spiaggia di Levante

E' arrivato il momento di segnarselo, anche perché è indispensabile esserci. Dal 17 al 19 luglio a Terracina quest'anno la Festa del Mare sarà tutta all'insegna della musica. Questo il cartellone:


Sugli Africa Unite è superfluo soffermarci, sarà un concerto mozzafiato e di questo dobbiamo ringraziare il Comitato dei Festeggiamenti della città di Terracina, la booking agency Estragon e l'organizzatore Marco Fauciello. Il concerto costa 10 euro e comprende una birretta. Quanto a Enzo Avitabile & Bottari (gratuito) è tra i più rinomati compositori di folk popolare partenopeo e si esibirà con 24 elementi sul palco, tra cui i suoi Bottari.

Vorrei invece soffermarmi di più, per i lettori di questo blog, sui due cantanti italiani che costituiscono una interessante novità per il panorama indie italiano: Lara Martelli e Dente, e vorrei farlo con due video.
Lara Martelli è italo-finlandese e presenta il suo nuovo lavoro, Cerridwen, ha mille sfaccettature. Provate a fare la differenza tra questi due video.

Lara Martelli - NYC Sunset



Lara Martelli - Orchidea Porpora


Sito Ufficiale
Myspace

Un ringraziamento va alla Ginding Halt, al Circolo Onda del Circeo e a Marco Fauciello.

Dente invece è un poeta scanzonato e ironico che parla d'amore in un modo originale. Sta spopolando nel paonorama indie, basti per tutti questa canzone che a me ha fatto ridere e commuovere a un tempo.

Dente - Vieni a Vivere



Sito Ufficiale
Myspace

Il live di Dente è stato curato dalla CYC Promotions, grazie al supporto del Circolo Onda del Circeo e da Marco Fauciello.

Vi aspettiamo il prossimo weekend, non mancate! Per info e prevendite:

diegoroma3@gmail.com
Marco Fauciello: 340/4060140

Spanish Prisoners - Los Angeles Guitar Dream

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Hanno trovate strane gli Spanish Prisoners, non sai mai dove ti trovi, quello che ti stanno offrendo. Prendi per buono quello che suonano, giochi al gioco delle tre carte, segui con l'occhio quella giusta ma quando scommetti perdi sempre. E allora ci riprovi, un po' arrabbiato un po' incredulo. Volete sapere perché?

Gli Spanish Prisoners prendono il nome da una tipica truffa all'americana, che consiste nel raggirare turisti ignari e presi nella rete per la loro eccessiva buona fede. Di questo è fatta sostanzialmente la loro musica. Salvo per il fatto che la truffa - come succede con l'arte a differenza della vita - va a tutto vantaggio del truffato. Fossero tutti così gli imbrogli.

Sembrava essere la carta del pop psichedelico, con quei suoni tanto in voga nei '60. Ti giri verso l'amico e ammicchi: "Scommettiamo?". E perdi, perché al secondo pezzo tirano fuori una melanconia che strizza l'occhio agli Smiths. Allora sembra che ci sei ma al prossimo giro ti accorgi di essere entrato in sintonia con una vena dark, poi pensi ai Pavement e ai Flaming Lips, al garage punk, ma anche stavolta la carta giusta è un 'altra: magari una folk song fatta di violini e una chitarra lontana, scarna fino all'osso e che sembra suonata in un saloon. Spanish Prisoners, non c'è dubbio.

Hanno debuttato acclamati da pubblico e critica con l'album Songs to Froget (Exit Stencil 2008), guidati dal cantautore Leo Maymind. La band è stata invitata a suonare con Daniel Johnston, John Vanderslice e i Foals; ed è comparsa in prima pagina come Band of the Week sul Paste Magazine, intervistati dal Brooklyn Vegan e il NYC Taper.

Ora escono con l'ep "Los Angeles Guitar Dream", scaricabile gratuitamente sul loro sito Internet e che contiene, ancora una volta, le tre carte (tre canzoni) su cui scommettere. A volte fanno pensare ai Grandaddy, altre ai Cure, ma vacci a capire.

FONTI:
Sito Ufficiale
Myspace
I Guess I'm Floating

Clues

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Alden Penner e Brendan Reed debuttano con Constellation


I Clues sono Alden Penner e Brendan Reed, entrambi attivi da anni nella scena musicale di Montreal. Alden è stato uno dei due membri degli Unicorns, una band che ha solcato con il fuoco la scena canadese all'inizio del secolo, mentre Brendan Reed è stato un membro di un certo numero di gruppi e ha suonato con i primi Arcade Fire. I due hanno costituito i Clues tranquillamente e quasi in segreto durante l'estate del 2007, con la riproduzione di una serie di spettacoli in piccole e sconosciute sedi di Montreal. I loro primi spettacoli hanno suscitato reazioni e appassionato gli spettatori, ma soprattutto hanno rivelato che Alden aveva una terribile quantità di nuove canzoni.


Nel corso del 2008, gli amici Ben Borden, Lisa & Gamble, e Nick Scribner sono stati inclusi nella scena artistica e musicale di Montreal, il che ha donato un esuberante rafforzamento del suono ogni volta. I Clues, alla fine del 2008 hanno iniziato a suonare a più non posso, lanciando nei diversi blog del cosmo il singolo Perfect Fit

Durante gli spettacoli dal vivo e nelle registrazioni, la band utilizza una vasta gamma di strumenti, capace do creare un miscuglio originale di musica che si espande partendo dal lessico musicale pop di Montreal. Clues incorpora diverse percussioni, fiati, una sezione variegata di elettronica (compreso un Commodore 64 e un OLPC), ha visto e pianole accanto alle fidate chitarre elettriche e ai bassi.

Attraverso i loro fondatori e l'inizio del lavoro come band, i Clues sono rimasti vicino casa e si sono dedicati a sostenere e collaborare con artisti indipendenti. Nel 2008, Reed ha fondato la VillaVillaNola, un negozio di musica digitale con registrazioni prevalentemente da artisti locali che hanno prosperato nel sottobosco, e che altrimenti riceverebbero scarsa attenzione. I forti legami con la comunità indipendente, insieme alla condivisione di ideali, hanno portato i Clues a collaborare l'etichetta Constellation, che ha lanciato la band con un disco di debutto nel maggio del 2009.

Matt Jones, Annuals, Voxtrot

Diego Roma Filed Under:
Ho visto il paradiso... è indie

Resuscitare ha i suoi vantaggi. Si va da un'altra parte e si torna con un bel po' di cose da raccontare. Musicali, in questo caso, talmente tante da non sapere da dove cominciare.

Matt Jones
Per evitare chiacchiere, comincio da quello che sto ascoltando ora. Si chiama Matt Jones, viene dal Michigan, piacerà a chi ama ascoltare la musica dopo cena, alla luce di una lampada, ma anche a chi spesso si stringe in se stesso e traffica coi pensieri piuttosto che tra i bus delle grandi città.


Delicato e tenue come un filo d'erba, il suo album, The Black Path, è il Michigan più autentico: con un 10% buono di sonorità irlandesi, proprio come la popolazione del suo Stato. Matt Jones non disdegna il folk sgrammaticato come in Threadlines, ma la sua specialità è il suono vellutato e e la chitarra pizzicata. Ci sono archi e violini, che a tratti esplodono in orchestra, ma le atmosfere sono perloppiù soft, liriche direi. Quello che si osserva è la poca americanità di certe melodie, solo a volte si scorge una vena soul nella voce. Ma questo album è un lavoro di oreficeria, un gioiello molto particolare: potrà capitarvi, come è successo a me, di riporlo per un pò, ma quando lo indossi nella serata giusta, ecco, lo metti fra i preferiti. Buon ascolto.

Annuals


Un altra band che vorrei segnalare, sempre dalla zona dei Grandi Laghi, sono gli Annuals. Sono 6 persone del North Carolina, tra cui una donna, viaggiano sull'onda orchestrale di Arcade Fire e Broken Social Scene, innamorati forse un pò del fusion e della musica progressiva, con melodie a tratti psichedeliche, chitarre in diverse variazioni, non mancano le ballate con una certa dose di sentimento, ma sempre pronte a buttarla - come si dice - in caciara. Se la intendono con gruppi come Grizzly Bear, usano il folk a loro piacimento e sono diretti e trascinanti come una locomotiva senza macchinista. Bello il sito ufficiale

Voxtrot


Poi ci sarebbero i Voxtrot, band texana capitanata da Ramesh Srivastava, di origini indiane, vissuto in Scozia, che nel 2007 hanno debuttato con un album assai notevole e notato. Voxtrot suonano un pop fresco, rifanno i Talking Heads, a cantare una voce delicata e pulita che mi fa pensare ai Guillemots, canzoni pensate e melodiche, ha spopolato nei blog e nelle web-zine proprio per i suoi sfavillanti singoli che, messi tutti insieme, sono assai gradevoli. Ultimo Della serie: Trepanation Party

Che dite, resuscitare avrà pure i suoi vantaggi?

Get Well Soon - live in Rome, 29 aprile 2009

Diego Roma Filed Under:
Circolo degli artisti, un mercoledì

Uno dei debutti europei più sorprendenti del 2008, buona visione.

If This Hat Is Missing I Have Gone Hunting



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People Magazine Front Cover



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You/Aurora/You/Seaside



Qualcosa in più sul canale Youtube di Stilographics

Land Of Talk - Some Are Lakes

Diego Roma Filed Under:
Dal Canada famelico e femmineo, il rock n' roll


Le donne canadesi sono un'altra cosa. Musicalmente intendo. Mi immagino in Italia una rocksinger di questa portata dove l'avrebbero relegata. Chi l'avrebbe ascoltata. Non piacerebbe in Italia, una musica in cui non c'è trucco e non c'è inganno, dai contorni secchi e genuini, la voce dolcissima nelle ballad (poche) e sonica nei pezzi di puro (post) rock. Land Of Talk, la band capitanata da Elizabeth Powell, al loro album di debutto uscito in realtà nell'ottobre del 2008, è una di quelle band che è scappata da queste pagine. Meglio. Riacceso da poco il loro disco, Some Are Lakes (One Little Indian), mi infiamma e mi fa rinviare le novità di casa per parlare di questa ragazza che suona scalza e si agguerrisce su una fender come pochi maschietti saprebbero fare, porta vestitini comodi sul palco e caccia melodie di amore e rabbia, di pura vena indie. Basti ascoltare Death By Fire o il pezzo che da titolo all'album: Some Are Lakes

Al tipico modo canadese, Land Of Talk (sono anche il bassista Joe Yarmush e il batterista Eric Thibodeau) interpreta il rock and roll badando molto al sodo, ritmo serrato, graffi e distorsioni quando servono, accostati ai Sonic Youth nei momenti più deliranti, ai Blond Redhead quando sanno tirare fuori melodie. Hanno alle spalle un Ep Applause, Cheer, Boo, Hiss e un tour con i Broken Social Scene. Some Are Lakes è una raccolta di perle di indie rock in cui si scorge l'anima famelica e dolce del femminile, di questo Canada che non finisce mai di stupire.

Buon ascolto.

FONTI
Myspace
One Little Indian (label)



Elvis Perkins, Port O'Brien, Pete and The Pirates

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Che sia la musica a parlare...

Una retata è d'obbligo, almeno quanto il bisogno di parlare delle cose alle quali sei più attaccato. Senza addentrarci sul perché, noto a tutti, lasciamo che a parlare, ancora una volta, sia la musica

Elvis Perkins In Dearland


Un grande album per un grande cantautore, che arriva dritto al cuore e racconta la strana, tragica storia di questo figlio d'arte, nato dall'unione del celebre attore Anthony Perkins (ricordate il personaggio del film Psycho?) e la fotografa di Life Berry Berenson, rimasta uccisa a bordo di uno dei due aerei che colpirono le torri gemelle. Elvis Perkins canta e suona come avrebbe fatto Elvis Presley ai tempi nostri, con questo senso di perdita intriso di romanticismo. Tanto di quella nostalgia dei '50 ora viene cucita addosso ai giorni nostri, si può scorgere nelle meravigliose canzoni di questo lavoro, dove la tradizione appare disturbata da qualcosa, la lacrima forse più profonda, ma anche l'ironia assai più amara e smaliziata, a volte tagliente. Sono tutti pezzi d'autore, grandi canzoni, sentite e magiche. Marcette a stelle e stisce, melodie venate dell'oro cercato a destra e a manca, un album da acquistare senza pensarci due volte. O almeno da ascoltare. Ancora, ancora e ancora. Myspace

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Port O' Brien


"All we could do was sing" dice questa band nel suo album di debutto. Prendiamo per buono questo assunto mentre ascoltiamo il loro folk-rock intriso di sonorità anni '90. Il duo è formato da Van Pierszalowski and Cambria Goodwin, cui si sono aggiunti poi Caleb Nichols and Joshua Barnhart. La musica di questo album è nata durante giornate di duro lavoro sulle navi di pesca al salmone, al freddo delle latitudini dell'Alaska, re assoluto l'isolamento e la natura. Trascinanti e genuini, sono diventati la band preferita di M Ward, hanno girato con giganti della musica della levatura di Modest Mouse, Nada Surf e Bright Eyes. Il folk straniante, melodico e sbilenco di Port O'Brien sale nell'empireo delle grandi novità dell'indie-rock, nonostante il ritardo con cui compare qui.

Port O'Brien - My Eyes Won't Shut
Port O'Brien - Five and Dime
Myspace


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Pete And The Pirates


Altra band esplosiva, piena di chitarre ruggenti di solido post rock fatto all'inglese con tanto di batteria montante. L'album Little Death, ascoltato al mattino presto sgrana gli occhi in un attimo. Cantano insieme, in coro, metallici e melodici come i Pixies, al ritmo frenetico del punk, magnifici nel decidere i tempi, le pause, nel far sembrare lunga una canzone breve, nel mettere sempre al primo piano quella sei corde elettrica che si dà al blues e al garage indifferentemente. Una band massiccia. Myspace

Ora più che mai, saluti e buon ascolto.