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Hazmat Modine, radici senza confini

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Credetemi, Hazmat Modine è una band da tenere nello scaffale dei dischi, perché si presenta come qualcosa in più rispetto a un semplice prodotto discografico. Otto musicisti ebrei di New York, guidati dal leader Wade Schuman, capaci di dare vita ad un baccanale sonoro in cui è difficile stabilire confini, frontiere, generi e tradizioni.

Tutto è presente, tutto è possibile in "Bahamut" (Barbès Records): c'è chi ci sente il blues delle origini, lo swing americano degli anni '30, il calypso caraibico, la musica balcanica, il country.
Io ad esempio ci sento anche il Tom Waits di "Rain Dogs".

Una componente importante di "Bahamut" è il Klezmer, la musica ebraica delle comunità chassidiche suonata in occasione dei matrimoni, dei funerali e delle feste familiari nell'Europa dell'Est, in Polonia e in Russia. La forza di questa musica risiede proprio nelle sue radici popolari, di popoli spesso in cerca di identità, che trovavano nei canti e nelle melodie la forma espressiva alle tribolazioni e alle gioie. Grande ironia, comunque, nelle esecuzioni, grande maestria e controllo dello strumento, ma anche dell'emozione. Un vero evento discografico.

Ma ora basta, è ora di suonare.




FONTI:
Myspace
Sito ufficiale

Per una ricerca più accurata di alcuni generi citati vedi:

- Calypso
- Klezmer


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Messaggi in codice



Eletto come miglior commento sul Blog di Beppe Grillo...



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Burial, musica a suon di negazioni (elettroniche)


La segnalzione odierna ci viene dalla Hyperdub, ermetica e ombrosa etichetta discografica che sul web ha il coraggio di presentarsi con i link contati. Burial è il nome del musicista, in realtà totalmente avvolto nell'anonimato per conservare, dichiara, la musica pura, senza volto, che risponde solo a se stessa. Untrue è il titolo dell'album, altro elemento in negativo, un "falso".

E infatti tutto si confonde in questo lavoro che si direbbe dub, come concezione di fondo, ma che è anche tante altre cose e dunque non è nulla. Un omaggio al garage britannico, scrive il sito Pitchfork Media, un album registrato con calma nelle stanze di casa che diventa una pura magia elettronica.

Sulla Rete bisogna girare a destra e manca per ascoltare qualcosa, e ogni volta ti si accavallano le idee: B&Bhousemusicgaragejunglehardcore?... Untrue!

FONTI:
Per ascoltare:
Bleep
Myspace (Burial)

Myspace (Varie)

Per leggere
Pitchfork Media (in inglese)
OndaRock
Hyperdub

Abbiamo altre nuove... ci risentiamo nei prossimi post...

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Agghiastru



In dialetto siciliano vuol dire "olivo selvatico", il che è come dire ben piantato a terra, isolato anche se immerso in sterminati uliveti, nodoso, e dai frutti acidi, se non vengono lavorati da mani esperte. Si può ben dire che sia un albero schivo.

Così pure il musicista, che nel desolato panorama musicale italiano è, appunto, un "agghiastru" ben piantato, isolato, in mezzo a tante piante di finocchio, insignificanti.

Incantu è il titolo del nuovo lavoro. Sonorità ricercate, tanti strumenti, affinità elettive con le ultime malinconie di Nick Cave, qualche pezzo a passo di tango, cavalcate indiavolate e rumorose, atmosfere scure ma non notturne: piuttosto appaiono dei negativi di paesaggi campestri.

La dissonanza si sente, eccome: interviene dove serve l'elettronica, soffusa, ma prevale il gusto folk, malinconie in minore, e si sente la taranta, spenta, smorzata, sedata, ma si sente.
Questo è il sito.

Buon ascolto a tutti!

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Festa induista... in terra fascista

















A Borgo Hermada, piccolo borgo di epoca fascista del Lazio (Provincia Latina) oggi è festa grande. Ma non si festeggiano ricorrenze di celebrazione del ventennio, no. Oggi a Borgo Hermada si festeggia il Diwali, una festa induista. I Borghi sono all'avanguardia, ne siamo sempre più convinti.

La numerosa comunità indiana e banglasese che abita a Borgo Hermada, e che sola ormai conserva la vocazione agricola dell'Agro Pontino, tra centinaia di candele e un'euforia fuori dal comune vive la "festa delle luci".

Riceviamo da un amico e volentieri pubblichiamo.

"Oggi nel nostro quartiere si festeggia il Diwali, chiamata anche Dipavali, è una delle più importanti feste
induiste. Simboleggia la vittoria del bene sul male ed è chiamata "festa delle luci", durante la festa si usa infatti accendere delle luci (candele o lampade tradizionali chiamate diya).

I festeggiamenti per Diwali si protraggono per cinque giorni nel
mese indù di ashwayuja che solitamente cade tra ottobre e novembre, per induisti, giainisti e sikh è la celebrazione della vita e l'occasione per rinsaldare i legami con famigliari e amici.

Per i giainisti rappresenta inoltre l'inizio dell'anno. La foto l' ho scattata poco fa da casa, si può intuire l'atmosfera ma non il casino di urla e mortaretti per strada!! E' appena scattata una rissa!! Un saluto a tutti.
enrico"

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Etnografia digitale: un tempo era un ossimoro


Mike Walsh è un professore che insegna Etnografia e Antropologia alla Kansas State University. Di recente insieme ai suoi studenti ha creato un gruppo di lavoro chiamato "Digital Ethnography", per esplorare e aumentare le potenzialità dell'etnografia digitale e in genere descrivere la nuova frontiera del web 2.0 e del social network. Ne è uscito un lavoro molto originale, che ha letteralmente sbancato i clic sul web.

Il video, dall'ormai famoso nome "A Vision Of Students Today", è stato realizzato facendo brainstorming con gli studenti. Ne è uscito qualcosa di indefinitamente vero, che calza la realtà in modo sorprendente.

Di seguito il video.





Per chi volesse poi leggere il testo (inglese) su carta, può cliccare qui (testo tratto dal blog Digital Etnography).

Per vedere il video nel suo contesto originale e capire a fondo il progetto puoi andare sul blog del gruppo Digital Etnography
.

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A tempo perso...


bansky

...e non avendo molto da dire, sotto questo sole tiepido che solo a Terracina può esistere, mentre la gatta dorme nella confortevole custodia per chitarre e voi direte "stica".... una piccola rassegna di musica, senza pretese, come esca per farvi navigare su questo quasiblog.


Grizzly Bear

Sigur Ros

Chromatics

Black Kids

Les Savy Fav

Kanye West


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Un pò di pulizia nelle strade


bansky
Vogliamo per forza sviscerarla tutta la storia del rumeno che ha ammazzato la signora di Roma? La Tv ci sta pappando a mascelle doppie sull'emotività di noialtri che proviamo pietà e orrore per quanto accaduto a Tor di Quinto. Andare fino in fondo. Gli inviati di Repubblica stamane scrivevano da Bucarest. Sono andati a sentire i connazionali del 24enne assassino alla ribalta delle cronache nostrane. Tutti laggiù lo sapevano che era uno squilibrato: lo dicevano da quelle parti che sarebbe finito male; aveva avuto già la sorella massacrata dal marito.

In Italia però non stiamo più nella pelle. Dobbiamo muoverci. Intanto possiamo dire la nostra: abbiamo avuto per pochi giorni due forum online, in cui si apre lo spiraglio del dialogo per circa due giorni.
Possiamo anche fare qualcosa: come mettere una bombetta in quel di Monterotondo sotto un negozio gestito da rumeni e lasciare il cortese messaggio "Ve bucamo la testa". Mi sembra un approccio civile. Come dire: tu sei tu, ma non hai capito chi sono io.

Francesco Viviano di Repubblica è andato nel villaggio di Nicolai Maliat per sapere che tipo era. Noi che la Romania la conosciamo solo per le bimbe che ospitiamo sulla Cristoforo Colombo, per le rapine in villa e poco altro...

Intanto a Perugia, Italia, una ragazza inglese viene sgozzata da ignoti. Movente misterioso. Tutto ancora da ricostruire. Si, come no, infatti Repubblica, su carta stampata, stamattina titola in virgolettato: "Violentata da più di un uomo" (Repubblica del 5/11/2007)
Verso pomeriggio però la versione online recita, in home page e sempre con il virgolettato: "nessun elemento per parlare di stupro". Ma allora al giornalista di ieri chi aveva dato la dritta per fare quel titolone virgolettato, se l'autopsia non ha ancora oggi dati certi? I medici della scientifica cambiano ogni ora come le pagine di giornale? Il vantaggio del web è che puoi rettificare.

Per il fatto di Roma si scatena il putiferio di espulsioni, si chiamano in causa le istituzioni più alte: la gente vuole risposte, vuole in pasto risposte da ruminare nei momenti di libera: ne cacciamo cento, centomila anzi: tutti a casa, e vedrete che le cose miglioreranno.

Mentre a Perugia ci si arrovella sul Monstrum nostrano. Amici, parenti, colleghi, studenti, coinquilini. Chi cacciamo dall'Italia in questi casi? Per ora nessuno. Di certo restituiamo il corpo della ragazza inglese alla sua famiglia, che non aveva mandato la figlia a Los Angeles o a Quito o a San Paolo del Brasile, ma solo nella ridente Perugia città di studenti e benestanti abitanti. Poi faremo di certo i conti a casa.

Se sono stati i rumeni, il lavoro di pulizia è già in corso. Meno male. Altrimenti chi cacciavamo? Dove li mettevamo? Cosa ne facevamo di questi figli mariti fratelli colleghi ex tiratori scelti dell'esercito studenti ragazzini vicini di casa?

Uno spera sempre che siano rumeni, almeno una risposta c'è, e non da fastidio a nessuno.


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Linguaggi del nostro tempo



Tre episodi a se stanti. Poco hanno a che fare l'uno con l'altro. Ma sul web tutto si può collegare. Bastano alcune parole chiave, o keywords, quelle che in html si chiamano tags.

In questo caso i tags ci servono per collegare tre episodi recenti, lontani per tipologia ma non per la sostanza.

immigrazione, sparo, frontiera, prevenzione, visto, polizia, fuga, ricongiungimento, errore, sicurezza.

Stabiliti i tags, veniamo ai fatti.

1) Tra sabato e domenica scorsa lungo le coste di Rocella Jonica, in Calabria, muoiono 9 immigrati, e circa venti restano dispersi a causa del naufragio di un barcone. Da quanto si legge una buona parte dei 150 immigrati coinvolti sono palestinesi, probabilmente in fuga dalla guerra. (FONTE: La Repubblica)

2) Canada. Circa 10 giorni fa Robert Dziekanski, un uomo polacco muore all'aeroporto di Vancouver dopo essere stato tramortito, ad opera di poliziotti canadesi, con un taser, una specie di pistola che dà scosse elettriche, utilizzata come strumento di prevenzione dagli addetti alla pubblica sicurezza.
Robert era giunto in Canada dalla Polonia per ricongiungersi alla madre, già da anni residente in America. Forse l'irritazione dell'uomo, dopo 10 ore di fila per svolgere le procedure per il visto di ingresso, ha spinto i poliziotti ad adottare i provvedimenti del caso. Lo hanno tramortito con il taser. Poco dopo Robert è morto. Beffa delle beffe: la madre di Robert era all'areoporto ad aspettarlo in quel momento. Ma pur avendo domandato non si riusciva a trovarlo.
E lei è tornata a casa.
A cinque ore di macchina.
Quando poi è stata ri-chiamata, è ripartita per andare a prenderlo. (FONTE: Punto Informatico)

3) Un ragazzo del napoletano nei giorni scorsi è morto in seguito allo sparo di un proiettile da parte di un carabiniere, dopo un lungo inseguimento in automobile. Il ragazzo, in compagnia di due suoi amici, non si è fermato al posto di blocco. Probabilmente guidava un'auto rubata, e forse i tre erano reduci da una rapina, come dimostrerebbero i diversi attrezzi da scasso trovati all'interno dell'automobile. Nel tentativo di fuga, a piedi, il carabinere lo avrebbe visto nel gesto di sparare. E, tragico errore, lo hanno anticipato. (FONTE: La Repubblica)

Tre episodi indipendenti, che sulle pagine di un quotidiano si troverebbero sotto rubriche diverse: "cronaca", "esteri", "immigrazione". Sul web invece tutto si collega, anche la tragedia ritrova le sue origini semantiche, riduce all'osso il suo lessico primitivo.

Dieci <tags>, o parole chiave, ricollegano in un unico linguaggio predominante le vicende di questi giorni. E restituiscono al loro spessore faccende che di solito durano un giorno, e poi si assottigliano sotto altre pagine di giornale, o sotto le pagine di altri giornali.

Gomez' The Ian Ball

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Da quello che sentiamo è da segnalare e consigliare agli amici, poi altra cosa per chi avesse familiarità con i Gomez, la band di Liverpool, allora è decisamente opportuno valutare con attenzione. Sì perché questo "Who Goes There" è un lavoro fresco fresco e ancora quasi invisibile sul web.

Il suo autore è Ian Ball, chitarrista, appunto, dei Gomez. Noi lo avvistiamo su un sito
straniero, che tra le poche informazioni ci dice l'etichetta (Dispensary, dello stesso Ball), e le partecipazioni varie, tra le quali compaiono i Blind Boys of Alabama (i più li ricordano per il lavoro con Ben Harper), Richard Thompson, e gli Ween.

Sito apposito essenziale e diretto, ma la musica, la musica, quella poca musica che si può ascoltare su
Myspace è gradevole, (pop soul si può dire?), e quindi noi lo inseriamo per i pochi pochissimi lettori di qesto quasiblog.

Fonte:
www.prefixmag.com
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