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DM Stith - Heavy Ghost

Diego Roma Filed Under:
Viaggio nel cangiante


E'uscito l'album di DM Stith, Heavy Ghost. La canzone come preghiera, la canzone come racconto, la canzone come lamento, favola e profezia. I primordi canori dell'anima sbattuta tra climax e catarsi, che s'opprime e poi si libera, si incolpa e si discolpa, tra deliri pagani e austerità gotica.

Diavolerie, tritoni in veste di "diabolus in musica", ululati notturni e dolorosi, inquietudini provenienti da mondi sconosciuti, arpeggi scompigliati di un'anima che si interroga quando forse è troppo tardi. Sembra di stare in un girone dantesco a sentire Pity Dance, e forse è tutto qui il senso di Heavy Ghost: un viaggio tra fantasmi terribili, fantasmi invadenti, fantasmi grevi, fantasmi beffardi e pieni di ironia, a volte dolci ma che sempre ci trascinano senza tregua nell'epoca che ha mandato in frantumi le certezze.

DM Stith affascina in questo modo. Il suo è un approccio classico alla musica. Compone, costruisce, smonta e ricompone, assembla e rende tutto orchestrale. Rumori, battiti di mani, cincaglierie tribali, antiche danze, sinth, orazioni sciamaniche, cantautorato. Tutto. I paesaggi emergono aiutati da una fredda e algebrica elettronica, da chitarre che sembrano rimaste in Provenza, da una voce paragonabile ad un Antony Hegarty caduto dall'idillio e straziato da un De Profundis, da una miriade di suoni presi chissà dove. Si immaginano esodi, maledizioni bibliche, traversate, sacrifici di donne. Si immaginano strani uccelli, nuvole cangianti, distese chiaroscure.

Onirico e delirante, questo album smuove qualcosa di più del nostro orecchio avvezzo alla distrazione. Sono i nostri tempi decadenti e decaduti, raccontati da un aedo. Qualche spiraglio si avverte in Pigs, canzone piena di acquosi fruscii campestri e rumoretti giocosi. Poi compare Thanksgiving moon, ballata dolceamara, corale, paradisiaca, quasi, se paragonata alle atmosfere di Stith. Le canzoni sono litanie, canti gospel, oscuri presagi di un mondo complesso, la liturgia che conserva il magico e l'inviolabile e annuncia apocalissi quotidiane, visioni, epifanie vissute nel silenzio dei propri segreti.

Sono volubili le fate di DM Stith, sono mutanti gli orizzonti, ma l'arte consente di immergersi nel piacere dell'ascolto, nel distacco dell'esperienza estetica, nell'antica pratica teatrale che dice: accade l'orrore, si aspira all'altezza, ma io sono spettatore e non personaggio. Per fortuna.

Ascolta:
Just Once
Thanksgiving Moon
Be My Baby

FONTI
Sito Ufficiale (con musica)
Myspace
Etichetta (con musica)

The Chairs - Laugh, It’s a Fright

Diego Roma Filed Under:
Finalmente il debutto della band di Alex Schaaf


E' finalmente in uscita l'album di debutto di The Chairs, la band con cui siamo in contatto diretto grazie alla disponibilità del leader Alex Schaaf. Laugh, It’s a Fright sarà disponibile a partire dal 31 marzo, è composto da 12 pezzi tra loro slegati, indipendenti, stupefacenti e ricchi di influenze provenienti da ogni dove. Questi americani del Wisconsin sono Eric Klosterman, Phil Kronenberg, Collin McCanna, Colin Stiemke e, appunto Alex Schaaf.

La copertina del disco già annuncia colori e rumori dall'esito imprevedibile. Sappiate cogliere quello che di più caldo e insinuante c'è nella voce "tomyorkesca" di Schaaf, quanto di elettronico può contenere il (post) rock, e la genuinità di una band alla prima prova superata, a modesto parere di chi scrive, con ottimi risultati. Poi, come si dice, date tempo al tempo.
Intanto Alex ci ha donato in anteprima questi assaggi. Buon ascolto.

If You Were A Murder (from new album)
Flume (Bon Iver cover)

Allora, che ne dite?

FONTI:
Sito ufficiale
Myspace

Stilographics - Un mese di ascolti

Diego Roma Filed Under:
... and no excuses...

Domenica di pioggia, giorno ideale per chiudersi nella gabbia sonora. Cominciamo subito.

Bat For Lashes

Bat For lashesPer Natasha Khan, aka Bat For Lashes Two Suns è il secondo lavoro, e arriverà solo il prossimo aprile. E' lei alla guida del quartetto che ha fatto impazzire le orecchie di mezzo mondo con il debutto Fur And Gold (Echo). Trip hop folkeggiante, che a tratti fa pensare a Bjork, a tratti al lato femmineo del primo Tricky, ma anche a cantautrici più genuine come Cat Power. I pezzi, intrisi di sinth, sanno essere melodici e caldi. Voce dipanata sulle più diverse sonorità, chiusa in ballate intimiste o aggressiva con i ritmi dell'elettronica. La cantante anglo-pakistana richiama alle atmosfere inconsce di Portishead. E questo basti a incuriosire.

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Immaculate Machine

Sempre ad aprile è in uscita il quarto lavoro di Immaculate Machine, High on Jackson Hill (Mint Records). Siamo in questo caso alle latitudini canadesi. I cinque (una donna) privilegiano la vera pop song, che graffia e diletta in poche battute. Voce maschile e femminile si alternano, suonano pezzi coinvolgenti, musicali e trascinanti, e vanno verso una raffinatezza sempre più compiuta, che dal debutto One and Zeros si esprime nel loro lavoro più riuscito, Fables. Conosciuti nel migliore circuito della musica indipendente, si sono avvalsi di collaborazioni illustri tra cui Franz Ferdinand e Arcade Fire. Spumeggianti.

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Melpo Mene

Questo folksinger di Stoccolma assomiglia molto, forse troppo al compianto Elliott Smith. Ma la cosa non dispiace, anzi stupisce e allieta canzone dopo canzone, perché Melpo Mene le canzoni le sa scrivere e cantare con un coinvolgimento e una maestria che non danno tregua. Il suo primo lavoro, Holes, risale al 2004. Violini, pianoforte, folk guitar e elettronica, con una voce tenera e confusa che affascina al primo ascolto. Ora è uscito il suo secondo album, Bring The Lion Out. Potete tranquillamente lasciarci la vostra anima nelle mani di Melpo Mene.

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The Ting Tings

Passiamo ora al versante, diciamo così, più commerciale. The Ting Tings sono i britannici Katie White, componente della girl band TKO e Jules De Martino. I due si incontrano nel 2006 ed insieme girano i club inglesi finché non vengono notati dall'etichetta discografica locale Switchflicker. Autori di cosiddetta indietronica, sommano lo strumento rock ai campionatori, nel loro repertorio trovate suoni che dall'oggi scendono via via ai '90 e agli '80. Sprigionano energia pura e pur essendo molto in voga su Mtv il loro sound non riesco a scollarmelo di dosso.

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Dent May

Dent May riesce a far apprezzare la semplicità. Chitarre, coretti, qualche soffio di piano e di tromba. In fondo la musica del giovane americano, che al suo esordio ci riporta, un pò meno aggressivamente di Adam Green, a quelle melodie anni '50 è tutta qui, in quegli anni in cui gioia e nostalgia non erano una contraddizione. Il suo disco, The Good Feeling Music Of Dent May And His Magnificent Ukulele è un meraviglioso affresco di quei giorni soleggiati e incerti, in cui l'America sapeva di poter decollare e i suoi giovani si innamoravano fuori dai college. Tiene, senza sbavature, il lavoro di Dent May (Paw Tracks). Originale pur nella sua retrospettiva, delicato e orecchiabile, smentisce l'assunto che il bello debba essere per forza il nuovo.

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Woodhands

Per gli amanti del post punk intriso di elettronica c'è Woodhands, di stanza a Toronto. Sfocati e misti come un torbido cocktail alcolico, suonano un rock elettronico epico e strainante, dalle infinite sfumature, a tratti sfociano nella dance e anche nell'hip hop, l'approccio è quello da rave party,si sostituiscono di volta in volta e hanno una marea di collaboratori, sono tutti già in altre band. Si sa, la scena canadese fa di queste cose.

Bene, saluti e buon ascolto.