2.7.09

Spanish Prisoners - Los Angeles Guitar Dream



Hanno trovate strane gli Spanish Prisoners, non sai mai dove ti trovi, quello che ti stanno offrendo. Prendi per buono quello che suonano, giochi al gioco delle tre carte, segui con l'occhio quella giusta ma quando scommetti perdi sempre. E allora ci riprovi, un po' arrabbiato un po' incredulo. Volete sapere perché?

Gli Spanish Prisoners prendono il nome da una tipica truffa all'americana, che consiste nel raggirare turisti ignari e presi nella rete per la loro eccessiva buona fede. Di questo è fatta sostanzialmente la loro musica. Salvo per il fatto che la truffa - come succede con l'arte a differenza della vita - va a tutto vantaggio del truffato. Fossero tutti così gli imbrogli.

Sembrava essere la carta del pop psichedelico, con quei suoni tanto in voga nei '60. Ti giri verso l'amico e ammicchi: "Scommettiamo?". E perdi, perché al secondo pezzo tirano fuori una melanconia che strizza l'occhio agli Smiths. Allora sembra che ci sei ma al prossimo giro ti accorgi di essere entrato in sintonia con una vena dark, poi pensi ai Pavement e ai Flaming Lips, al garage punk, ma anche stavolta la carta giusta è un 'altra: magari una folk song fatta di violini e una chitarra lontana, scarna fino all'osso e che sembra suonata in un saloon. Spanish Prisoners, non c'è dubbio.

Hanno debuttato acclamati da pubblico e critica con l'album Songs to Froget (Exit Stencil 2008), guidati dal cantautore Leo Maymind. La band è stata invitata a suonare con Daniel Johnston, John Vanderslice e i Foals; ed è comparsa in prima pagina come Band of the Week sul Paste Magazine, intervistati dal Brooklyn Vegan e il NYC Taper.

Ora escono con l'ep "Los Angeles Guitar Dream", scaricabile gratuitamente sul loro sito Internet e che contiene, ancora una volta, le tre carte (tre canzoni) su cui scommettere. A volte fanno pensare ai Grandaddy, altre ai Cure, ma vacci a capire.

FONTI:
Sito Ufficiale
Myspace
I Guess I'm Floating

30.6.09

Clues

Alden Penner e Brendan Reed debuttano con Constellation


I Clues sono Alden Penner e Brendan Reed, entrambi attivi da anni nella scena musicale di Montreal. Alden è stato uno dei due membri degli Unicorns, una band che ha solcato con il fuoco la scena canadese all'inizio del secolo, mentre Brendan Reed è stato un membro di un certo numero di gruppi e ha suonato con i primi Arcade Fire. I due hanno costituito i Clues tranquillamente e quasi in segreto durante l'estate del 2007, con la riproduzione di una serie di spettacoli in piccole e sconosciute sedi di Montreal. I loro primi spettacoli hanno suscitato reazioni e appassionato gli spettatori, ma soprattutto hanno rivelato che Alden aveva una terribile quantità di nuove canzoni.


Nel corso del 2008, gli amici Ben Borden, Lisa & Gamble, e Nick Scribner sono stati inclusi nella scena artistica e musicale di Montreal, il che ha donato un esuberante rafforzamento del suono ogni volta. I Clues, alla fine del 2008 hanno iniziato a suonare a più non posso, lanciando nei diversi blog del cosmo il singolo Perfect Fit

Durante gli spettacoli dal vivo e nelle registrazioni, la band utilizza una vasta gamma di strumenti, capace do creare un miscuglio originale di musica che si espande partendo dal lessico musicale pop di Montreal. Clues incorpora diverse percussioni, fiati, una sezione variegata di elettronica (compreso un Commodore 64 e un OLPC), ha visto e pianole accanto alle fidate chitarre elettriche e ai bassi.

Attraverso i loro fondatori e l'inizio del lavoro come band, i Clues sono rimasti vicino casa e si sono dedicati a sostenere e collaborare con artisti indipendenti. Nel 2008, Reed ha fondato la VillaVillaNola, un negozio di musica digitale con registrazioni prevalentemente da artisti locali che hanno prosperato nel sottobosco, e che altrimenti riceverebbero scarsa attenzione. I forti legami con la comunità indipendente, insieme alla condivisione di ideali, hanno portato i Clues a collaborare l'etichetta Constellation, che ha lanciato la band con un disco di debutto nel maggio del 2009.

23.6.09

Matt Jones, Annuals, Voxtrot

Ho visto il paradiso... è indie

Resuscitare ha i suoi vantaggi. Si va da un'altra parte e si torna con un bel po' di cose da raccontare. Musicali, in questo caso, talmente tante da non sapere da dove cominciare.

Matt Jones
Per evitare chiacchiere, comincio da quello che sto ascoltando ora. Si chiama Matt Jones, viene dal Michigan, piacerà a chi ama ascoltare la musica dopo cena, alla luce di una lampada, ma anche a chi spesso si stringe in se stesso e traffica coi pensieri piuttosto che tra i bus delle grandi città.


Delicato e tenue come un filo d'erba, il suo album, The Black Path, è il Michigan più autentico: con un 10% buono di sonorità irlandesi, proprio come la popolazione del suo Stato. Matt Jones non disdegna il folk sgrammaticato come in Threadlines, ma la sua specialità è il suono vellutato e e la chitarra pizzicata. Ci sono archi e violini, che a tratti esplodono in orchestra, ma le atmosfere sono perloppiù soft, liriche direi. Quello che si osserva è la poca americanità di certe melodie, solo a volte si scorge una vena soul nella voce. Ma questo album è un lavoro di oreficeria, un gioiello molto particolare: potrà capitarvi, come è successo a me, di riporlo per un pò, ma quando lo indossi nella serata giusta, ecco, lo metti fra i preferiti. Buon ascolto.

Annuals


Un altra band che vorrei segnalare, sempre dalla zona dei Grandi Laghi, sono gli Annuals. Sono 6 persone del North Carolina, tra cui una donna, viaggiano sull'onda orchestrale di Arcade Fire e Broken Social Scene, innamorati forse un pò del fusion e della musica progressiva, con melodie a tratti psichedeliche, chitarre in diverse variazioni, non mancano le ballate con una certa dose di sentimento, ma sempre pronte a buttarla - come si dice - in caciara. Se la intendono con gruppi come Grizzly Bear, usano il folk a loro piacimento e sono diretti e trascinanti come una locomotiva senza macchinista. Bello il sito ufficiale

Voxtrot


Poi ci sarebbero i Voxtrot, band texana capitanata da Ramesh Srivastava, di origini indiane, vissuto in Scozia, che nel 2007 hanno debuttato con un album assai notevole e notato. Voxtrot suonano un pop fresco, rifanno i Talking Heads, a cantare una voce delicata e pulita che mi fa pensare ai Guillemots, canzoni pensate e melodiche, ha spopolato nei blog e nelle web-zine proprio per i suoi sfavillanti singoli che, messi tutti insieme, sono assai gradevoli. Ultimo Della serie: Trepanation Party

Che dite, resuscitare avrà pure i suoi vantaggi?

1.5.09

Get Well Soon - live in Rome, 29 aprile 2009

Circolo degli artisti, un mercoledì

Uno dei debutti europei più sorprendenti del 2008, buona visione.

If This Hat Is Missing I Have Gone Hunting



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People Magazine Front Cover



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You/Aurora/You/Seaside



Qualcosa in più sul canale Youtube di Stilographics

25.4.09

Land Of Talk - Some Are Lakes

Dal Canada famelico e femmineo, il rock n' roll


Le donne canadesi sono un'altra cosa. Musicalmente intendo. Mi immagino in Italia una rocksinger di questa portata dove l'avrebbero relegata. Chi l'avrebbe ascoltata. Non piacerebbe in Italia, una musica in cui non c'è trucco e non c'è inganno, dai contorni secchi e genuini, la voce dolcissima nelle ballad (poche) e sonica nei pezzi di puro (post) rock. Land Of Talk, la band capitanata da Elizabeth Powell, al loro album di debutto uscito in realtà nell'ottobre del 2008, è una di quelle band che è scappata da queste pagine. Meglio. Riacceso da poco il loro disco, Some Are Lakes (One Little Indian), mi infiamma e mi fa rinviare le novità di casa per parlare di questa ragazza che suona scalza e si agguerrisce su una fender come pochi maschietti saprebbero fare, porta vestitini comodi sul palco e caccia melodie di amore e rabbia, di pura vena indie. Basti ascoltare Death By Fire o il pezzo che da titolo all'album: Some Are Lakes

Al tipico modo canadese, Land Of Talk (sono anche il bassista Joe Yarmush e il batterista Eric Thibodeau) interpreta il rock and roll badando molto al sodo, ritmo serrato, graffi e distorsioni quando servono, accostati ai Sonic Youth nei momenti più deliranti, ai Blond Redhead quando sanno tirare fuori melodie. Hanno alle spalle un Ep Applause, Cheer, Boo, Hiss e un tour con i Broken Social Scene. Some Are Lakes è una raccolta di perle di indie rock in cui si scorge l'anima famelica e dolce del femminile, di questo Canada che non finisce mai di stupire.

Buon ascolto.

FONTI
Myspace
One Little Indian (label)


7.4.09

Elvis Perkins, Port O'Brien, Pete and The Pirates

Che sia la musica a parlare...

Una retata è d'obbligo, almeno quanto il bisogno di parlare delle cose alle quali sei più attaccato. Senza addentrarci sul perché, noto a tutti, lasciamo che a parlare, ancora una volta, sia la musica

Elvis Perkins In Dearland


Un grande album per un grande cantautore, che arriva dritto al cuore e racconta la strana, tragica storia di questo figlio d'arte, nato dall'unione del celebre attore Anthony Perkins (ricordate il personaggio del film Psycho?) e la fotografa di Life Berry Berenson, rimasta uccisa a bordo di uno dei due aerei che colpirono le torri gemelle. Elvis Perkins canta e suona come avrebbe fatto Elvis Presley ai tempi nostri, con questo senso di perdita intriso di romanticismo. Tanto di quella nostalgia dei '50 ora viene cucita addosso ai giorni nostri, si può scorgere nelle meravigliose canzoni di questo lavoro, dove la tradizione appare disturbata da qualcosa, la lacrima forse più profonda, ma anche l'ironia assai più amara e smaliziata, a volte tagliente. Sono tutti pezzi d'autore, grandi canzoni, sentite e magiche. Marcette a stelle e stisce, melodie venate dell'oro cercato a destra e a manca, un album da acquistare senza pensarci due volte. O almeno da ascoltare. Ancora, ancora e ancora. Myspace

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Port O' Brien


"All we could do was sing" dice questa band nel suo album di debutto. Prendiamo per buono questo assunto mentre ascoltiamo il loro folk-rock intriso di sonorità anni '90. Il duo è formato da Van Pierszalowski and Cambria Goodwin, cui si sono aggiunti poi Caleb Nichols and Joshua Barnhart. La musica di questo album è nata durante giornate di duro lavoro sulle navi di pesca al salmone, al freddo delle latitudini dell'Alaska, re assoluto l'isolamento e la natura. Trascinanti e genuini, sono diventati la band preferita di M Ward, hanno girato con giganti della musica della levatura di Modest Mouse, Nada Surf e Bright Eyes. Il folk straniante, melodico e sbilenco di Port O'Brien sale nell'empireo delle grandi novità dell'indie-rock, nonostante il ritardo con cui compare qui.

Port O'Brien - My Eyes Won't Shut
Port O'Brien - Five and Dime
Myspace


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Pete And The Pirates


Altra band esplosiva, piena di chitarre ruggenti di solido post rock fatto all'inglese con tanto di batteria montante. L'album Little Death, ascoltato al mattino presto sgrana gli occhi in un attimo. Cantano insieme, in coro, metallici e melodici come i Pixies, al ritmo frenetico del punk, magnifici nel decidere i tempi, le pause, nel far sembrare lunga una canzone breve, nel mettere sempre al primo piano quella sei corde elettrica che si dà al blues e al garage indifferentemente. Una band massiccia. Myspace

Ora più che mai, saluti e buon ascolto.

22.3.09

DM Stith - Heavy Ghost

Viaggio nel cangiante


E'uscito l'album di DM Stith, Heavy Ghost. La canzone come preghiera, la canzone come racconto, la canzone come lamento, favola e profezia. I primordi canori dell'anima sbattuta tra climax e catarsi, che s'opprime e poi si libera, si incolpa e si discolpa, tra deliri pagani e austerità gotica.

Diavolerie, tritoni in veste di "diabolus in musica", ululati notturni e dolorosi, inquietudini provenienti da mondi sconosciuti, arpeggi scompigliati di un'anima che si interroga quando forse è troppo tardi. Sembra di stare in un girone dantesco a sentire Pity Dance, e forse è tutto qui il senso di Heavy Ghost: un viaggio tra fantasmi terribili, fantasmi invadenti, fantasmi grevi, fantasmi beffardi e pieni di ironia, a volte dolci ma che sempre ci trascinano senza tregua nell'epoca che ha mandato in frantumi le certezze.

DM Stith affascina in questo modo. Il suo è un approccio classico alla musica. Compone, costruisce, smonta e ricompone, assembla e rende tutto orchestrale. Rumori, battiti di mani, cincaglierie tribali, antiche danze, sinth, orazioni sciamaniche, cantautorato. Tutto. I paesaggi emergono aiutati da una fredda e algebrica elettronica, da chitarre che sembrano rimaste in Provenza, da una voce paragonabile ad un Antony Hegarty caduto dall'idillio e straziato da un De Profundis, da una miriade di suoni presi chissà dove. Si immaginano esodi, maledizioni bibliche, traversate, sacrifici di donne. Si immaginano strani uccelli, nuvole cangianti, distese chiaroscure.

Onirico e delirante, questo album smuove qualcosa di più del nostro orecchio avvezzo alla distrazione. Sono i nostri tempi decadenti e decaduti, raccontati da un aedo. Qualche spiraglio si avverte in Pigs, canzone piena di acquosi fruscii campestri e rumoretti giocosi. Poi compare Thanksgiving moon, ballata dolceamara, corale, paradisiaca, quasi, se paragonata alle atmosfere di Stith. Le canzoni sono litanie, canti gospel, oscuri presagi di un mondo complesso, la liturgia che conserva il magico e l'inviolabile e annuncia apocalissi quotidiane, visioni, epifanie vissute nel silenzio dei propri segreti.

Sono volubili le fate di DM Stith, sono mutanti gli orizzonti, ma l'arte consente di immergersi nel piacere dell'ascolto, nel distacco dell'esperienza estetica, nell'antica pratica teatrale che dice: accade l'orrore, si aspira all'altezza, ma io sono spettatore e non personaggio. Per fortuna.

Ascolta:
Just Once
Thanksgiving Moon
Be My Baby

FONTI
Sito Ufficiale (con musica)
Myspace
Etichetta (con musica)

17.3.09

The Chairs - Laugh, It’s a Fright

Finalmente il debutto della band di Alex Schaaf


E' finalmente in uscita l'album di debutto di The Chairs, la band con cui siamo in contatto diretto grazie alla disponibilità del leader Alex Schaaf. Laugh, It’s a Fright sarà disponibile a partire dal 31 marzo, è composto da 12 pezzi tra loro slegati, indipendenti, stupefacenti e ricchi di influenze provenienti da ogni dove. Questi americani del Wisconsin sono Eric Klosterman, Phil Kronenberg, Collin McCanna, Colin Stiemke e, appunto Alex Schaaf.

La copertina del disco già annuncia colori e rumori dall'esito imprevedibile. Sappiate cogliere quello che di più caldo e insinuante c'è nella voce "tomyorkesca" di Schaaf, quanto di elettronico può contenere il (post) rock, e la genuinità di una band alla prima prova superata, a modesto parere di chi scrive, con ottimi risultati. Poi, come si dice, date tempo al tempo.
Intanto Alex ci ha donato in anteprima questi assaggi. Buon ascolto.

If You Were A Murder (from new album)
Flume (Bon Iver cover)

Allora, che ne dite?

FONTI:
Sito ufficiale
Myspace

1.3.09

Stilographics - Un mese di ascolti

... and no excuses...

Domenica di pioggia, giorno ideale per chiudersi nella gabbia sonora. Cominciamo subito.

Bat For Lashes

Bat For lashesPer Natasha Khan, aka Bat For Lashes Two Suns è il secondo lavoro, e arriverà solo il prossimo aprile. E' lei alla guida del quartetto che ha fatto impazzire le orecchie di mezzo mondo con il debutto Fur And Gold (Echo). Trip hop folkeggiante, che a tratti fa pensare a Bjork, a tratti al lato femmineo del primo Tricky, ma anche a cantautrici più genuine come Cat Power. I pezzi, intrisi di sinth, sanno essere melodici e caldi. Voce dipanata sulle più diverse sonorità, chiusa in ballate intimiste o aggressiva con i ritmi dell'elettronica. La cantante anglo-pakistana richiama alle atmosfere inconsce di Portishead. E questo basti a incuriosire.

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Immaculate Machine

Sempre ad aprile è in uscita il quarto lavoro di Immaculate Machine, High on Jackson Hill (Mint Records). Siamo in questo caso alle latitudini canadesi. I cinque (una donna) privilegiano la vera pop song, che graffia e diletta in poche battute. Voce maschile e femminile si alternano, suonano pezzi coinvolgenti, musicali e trascinanti, e vanno verso una raffinatezza sempre più compiuta, che dal debutto One and Zeros si esprime nel loro lavoro più riuscito, Fables. Conosciuti nel migliore circuito della musica indipendente, si sono avvalsi di collaborazioni illustri tra cui Franz Ferdinand e Arcade Fire. Spumeggianti.

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Melpo Mene

Questo folksinger di Stoccolma assomiglia molto, forse troppo al compianto Elliott Smith. Ma la cosa non dispiace, anzi stupisce e allieta canzone dopo canzone, perché Melpo Mene le canzoni le sa scrivere e cantare con un coinvolgimento e una maestria che non danno tregua. Il suo primo lavoro, Holes, risale al 2004. Violini, pianoforte, folk guitar e elettronica, con una voce tenera e confusa che affascina al primo ascolto. Ora è uscito il suo secondo album, Bring The Lion Out. Potete tranquillamente lasciarci la vostra anima nelle mani di Melpo Mene.

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The Ting Tings

Passiamo ora al versante, diciamo così, più commerciale. The Ting Tings sono i britannici Katie White, componente della girl band TKO e Jules De Martino. I due si incontrano nel 2006 ed insieme girano i club inglesi finché non vengono notati dall'etichetta discografica locale Switchflicker. Autori di cosiddetta indietronica, sommano lo strumento rock ai campionatori, nel loro repertorio trovate suoni che dall'oggi scendono via via ai '90 e agli '80. Sprigionano energia pura e pur essendo molto in voga su Mtv il loro sound non riesco a scollarmelo di dosso.

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Dent May

Dent May riesce a far apprezzare la semplicità. Chitarre, coretti, qualche soffio di piano e di tromba. In fondo la musica del giovane americano, che al suo esordio ci riporta, un pò meno aggressivamente di Adam Green, a quelle melodie anni '50 è tutta qui, in quegli anni in cui gioia e nostalgia non erano una contraddizione. Il suo disco, The Good Feeling Music Of Dent May And His Magnificent Ukulele è un meraviglioso affresco di quei giorni soleggiati e incerti, in cui l'America sapeva di poter decollare e i suoi giovani si innamoravano fuori dai college. Tiene, senza sbavature, il lavoro di Dent May (Paw Tracks). Originale pur nella sua retrospettiva, delicato e orecchiabile, smentisce l'assunto che il bello debba essere per forza il nuovo.

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Woodhands

Per gli amanti del post punk intriso di elettronica c'è Woodhands, di stanza a Toronto. Sfocati e misti come un torbido cocktail alcolico, suonano un rock elettronico epico e strainante, dalle infinite sfumature, a tratti sfociano nella dance e anche nell'hip hop, l'approccio è quello da rave party,si sostituiscono di volta in volta e hanno una marea di collaboratori, sono tutti già in altre band. Si sa, la scena canadese fa di queste cose.

Bene, saluti e buon ascolto.

4.2.09

Ralfe Band - Live a Terracina

Sabato 21 febbraio, Alter Ego pub


Sabato 21 Febbraio al pub Alter Ego di Terracina (nei pressi del distributore Esso) suoneranno i Ralfe Band, gruppo inglese del panorama indie, orientato al folk pop arrangiato con grande maestria e originalità. Menzionati, per il loro nuovo album Attic Thieves, tra i migliori dischi del 2008 da diverse riviste e blog di settore, non si capisce ancora come siano arrivati alle latitudini della nostra provincia.

L'entrata sarà completamente gratuita. Di loro si possono ascoltare canzoni e guardare video sul loro sito ufficiale, su myspace, sul sito LastFm e ancora su internet in infiniti altri modi.

Il concerto, oltre che sul sito della band e sul loro myspace, è già segnalato sulle riviste specialistiche, da Blow up a Rumore, ma anche diversi siti internet hanno agguantato la data per metterla a disposizione dei propri lettori. Ne parla Music Club, Ondarock, la webzine Komakino, la booking agency che ha permesso l'evento, Wakeupandream e anche un certo Gruvr che ci mette pure la mappa.

Di Ralfe Band si era parlato, qualche tempo fa, anche qui.

Il concerto è stato organizzato da Marco Fauciello e il pub Alter Ego, col supporto di questo blog e chi lo scrive, similmente a quella follia estiva di Zita Swoon di cui ancora serbiamo abbondante memoria.

Non resta che incontrarci, compatibilmente con disponibilità e gusti di chi legge, sabato 21 febbraio al pub Alter Ego a Terracina. E salutarci, ma non senza chiedervi, prima, di diffondere iniziativa e notizia a quanti di voi credete possano gradire la serata.
Buon tutto.